Infermieri stremati e da mesi in attesa dei compensi extra per le vaccinazioni

A fine turno in ospedale, prestano servizio da volontari Ferie bloccate dall’autunno, da 4 mesi i soldi non arrivano



La campagna vaccinale accelera in provincia di Pordenone, dove anche sabato primo maggio e ieri sono stati aperti alcuni centri di somministrazione per procedere con le prime dosi e i richiami.


Una campagna destinata ad aumentare ulteriormente nei numeri, come richiesto dal commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, con l’arrivo, annunciato, di maggiori quantità di vaccini da somministrare.

C’è, però, un anello della catena delle vaccinazioni che potrebbe rivelarsi problematico ed è legato al personale che procede alle operazioni.

Attualmente l’AsFo (Azienda sanitaria Friuli occidentale) utilizza in larghissima parte proprio personale. Sono infermieri che svolgono l’attività vaccinale nelle ore libere dal servizio, percependo un riconoscimento economico. Solo in parte ci sono operatori che sono stati arruolati con il bando della Protezione civile nazionale, volto proprio al reperimento nei mesi scorsi di medici e infermieri.

Gli operatori dell’Azienda sanitaria, però, sono gli stessi che in questi mesi di pandemia hanno dovuto sopportare un grande carico di lavoro e di stress psico fisico. Una situazione che dura ormai da oltre un anno, con un dispendio di forze da parte loro enorme.

Inoltre è dallo scorso autunno che è stato disposto il blocco delle ferie.

A somministrare le vaccinazioni, quindi, sono gli stessi operatori che lavorano negli ospedali, negli ambulatori dei distretti e nei servizi territoriali che si rendano disponibili. Si tratta, infatti, di un lavoro volontario che dovrebbe essere retribuito a parte.

Soldi però che, a quattro mesi dall’avvio della campagna, i lavoratori non hanno ancora visto. Una questione legata al reperimento delle risorse necessarie per coprire questa attività. Dallo Stato alla Regione è stata destinata una somma, poco più di due milioni di euro, che sinora non è stata sufficiente a coprire nei tempi previsti tutte le necessità. Spetterà alla Regione impartire le indicazioni alle aziende sanitarie per pagare queste ore straordinarie.

Un impegno lavorativo gravoso perché, in provincia di Pordenone, sono aperti diversi punti di somministrazione dei vaccini. In città ci sono la fiera di viale Treviso e l’ambulatorio di Torre. In provincia ci sono il palazzetto dello sport di Ligugnana a San Vito al Tagliamento e quello di Sacile, gli ambulatori vaccinali di Maniago (che potrebbe essere spostato e si sta valutando il palasport), Spilimbergo e Azzano Decimo. Per alcuni giorni è stato aperto anche un ambulatorio a Claut.

L’attività richiede un gran numero di operatori che, però, fanno i conti con la stanchezza dovuta alle conseguenze sul sistema sanitario della epidemia.

Frattanto, sul fronte contagi, sabato scorso è morto un uomo di 86 anni di Pordenone, mentre fra le positività va riscontrata quella di un medico dell’Azienda sanitaria Friuli occidentale. —



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