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Ottenne contributi non dovuti: imprenditore della Bassa dovrà restituire 630 mila euro alla Regione

© Alessandro Di Meo

La Corte dei Conti ha condannato Giuseppe Tissino a pagare 636 mila euro. Gli furono concessi per finanziare i progetti innovativi della Bluepassion srl

SANTA MARIA LA LONGA. L’imbarcazione a vela da diporto che aveva detto di voler progettare presentava caratteristiche di «originalità e innovatività» tali, da giustificare un investimento pubblico. Era il 2008 e la Regione Fvg lo premiò, concedendo alla società di allestimenti, manutenzione e innovazione nautica, di cui era il legale rappresentante, la “Blupassion srl” di Santa Maria la Longa, un contributo pari a 196.652,46 euro. Quando, nel corso degli accertamenti condotti successivamente dalla Guardia di finanza, dalla contabilità spuntò una fattura passiva di 2.810,45 euro emessa dalla “Arte Video snc” di Palmanova quale anticipo per l’acquisto da una società statunitense dei disegni tecnici dell’imbarcazione “Dix 57”, la fiducia nelle sue buone intenzioni cominciò a scricchiolare e il sospetto fu che il progetto della “Windpassion 57”, in realtà, gli fosse stato recapitato “già confezionato” e per un costo a dir poco irrisorio.

Quella e il resto delle contestazioni formulate nell’ambito dell’inchiesta che la Procura di Udine avviò allora nei confronti di Giuseppe Tissino, 49 anni, originario di Udine e residente a Grado, oggi presidente della sezione Pmi di Confartigianato-Imprese Udine, nonché amministratore delegato della stessa Arte Video, ipotizzando il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, sono parsi così fondati alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia, da ritenerlo responsabile di danno erariale e condannarlo, in solido con la Blupassion, a pagare alla Regione 636.235,74 a titolo di risarcimento.

La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto dal giudice Paolo Simeon prima ancora che a esprimersi sul caso fosse il tribunale di Udine, davanti al quale il relativo processo penale è tutt’ora in corso, con la Regione costituitasi parte civile.

Nel fascicolo, si contestano dieci contribuzioni pubbliche erogate dalla Regione (e dalla Camera di commercio di Udine, come soggetto delegato) tra il 2009 e il 2015, in applicazione dell’art. 53 bis della legge regionale 22 aprile 2002, n.12 sulla “Disciplina organica dell’artigianato”, nonché a valere sulle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale. Secondo la tesi accusatoria, che la magistratura contabile ha condiviso quasi integralmente, ravvisando una «condotta dolosa, volta a incamerare illecitamente risorse pubbliche destinate alla ricerca e all’innovazione tecnologica nel settore della nautica da diporto», le agevolazioni erano state conseguite «mediante la rendicontazione di spese in realtà non sostenute, ovvero producendo fatture per attività di consulenza, studio e progettazione emesse a fronte di operazioni totalmente o parzialmente inesistenti, in quanto frutto di illecite compensazioni e triangolazioni realizzate con il tramite di ditte compiacenti».

Una ricostruzione che la difesa, rappresentata dagli avvocati Enrica Lucchin e Valentino Tornaboni, ha fermamente contestato in sede sia penale, dove peraltro i testi già sentiti avrebbero indebolito l’impianto accusatorio, sia contabile, sostenendo la piena legittimità degli atti compiuti da Blupassion e Tissino e la veridicità delle operazioni descritte nelle fatture contestate, così escludendo le prospettate compensazioni e triangolazioni di fatture. 

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