Dm Elektron non anticipa la Cig: lavoratori senza alcun reddito

L’azienda ha motivato la decisione con l’eccessiva complessità burocratica. I sindacati: dipendenti discriminati e piano di risanamento fermo, pronti presidi

BUJA. Nuove tensioni alla Dm Elektron di Buja dove i lavoratori rischiano ulteriori periodi a zero reddito. Alla luce dell’attivazione dell’ennesima tranche di Cassa integrazione Covid, le organizzazioni sindacali hanno chiesto all’azienda la disponibilità ad avviare la procedura per ottenere l’anticipo dell’ammortizzatore da parte dell’Inps, come previsto dal decreto Rilancio. L’azienda si è detta non disponibile. Motivo: l’eccessiva complessità burocratica.

«Così i lavoratori rischiano di passare nuovi periodi, come già accaduto a più riprese nel corso dell’ultimo anno, senza reddito» dichiara David Bassi, segretario di Fiom Cgil Udine, che insieme al collega di Fim Cisl, Pasquale Stasio, ieri ha rotto gli indugi e diramato un duro comunicato nel quale non solo il sindacato denuncia il nuovo “niet” dell’azienda, ma evidenzia varie altre criticità relative al concordato chiesto da Dm Elektron e alla gestione della produzione residua all’interno dello stabilimento bujese, dove su 47 dipendenti a libro paga sono appena una decina quelli effettivamente al lavoro.

Accanto al mancato anticipo per le maestranze in cassa integrazione, «molte dei quali – sottolineano i sindacalisti – sono fuori dall’azienda da marzo 2020, non applicando l’impresa il criterio della rotazione del personale e discriminando la maggior parte dei lavoratori», se ne apre un secondo legato all’impiego di chi è rimasto in azienda.

Una decina di operai in produzione cui si affiancano alcune figure apicali, «impiegate con mansioni da addetto di magazzino e operatore di linea. Un esempio? Il direttore di produzione che sta lavorando nel reparto spedizioni e collaudi» continuano i sindacalisti precisando che tale situazione è stata confermata il 26 marzo dall’azienda. «Di fatto – tuona Bassi – il direttore di produzione sta sostituendo operai che sono fuori da mesi. Si tratta di una discriminazione bella e buona».

Non ultimo, si pone il tema della procedura concorsuale. «A quanto sappiamo – scrivono ancora i segretari di Fim Cisl e Fiom Cgil – Dm Elektron ha chiesto ulteriore tempo per la presentazione del piano di risanamento». I 90 giorni concessi dal tribunale di Udine nel decreto di ammissione scadono in questo primo scorcio di maggio e i sindacati non hanno avuto ancora alcuna notizia sul piano industriale e sul futuro dello stabilimento bujese, costretto da anni all’ombra delle aziende aperte dalla proprietà in Romania. «A fronte di tutto questo – concludono Bassi e Stasio – preannunciamo possibili manifestazioni e presidi da decidersi con le lavoratrici e i lavoratori di Buja».

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