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Gli effetti delle chiusure, il picco dei contagi e il numero dei decessi in calo: come si muove il contagio in Friuli Venezia Giulia

UDINE. Tutti gli indicatori continuano a scendere: «Se analizziamo i numero dei positivi al Sars-Cov2 siamo tornati ai livelli di metà ottobre, se invece ci soffermiamo sul numero dei decessi e dei pazienti ricoverati in terapia intensiva abbiamo raggiunto i livelli di due o al massimo tre settimane fa».

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Una volta aggiornato il grafico giornaliero, il professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università degli studi di Udine, tira un sospiro di sollievo: «I 51 nuovi contagi non spostano l’andamento positivo che stiamo registrando da settimane».

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Detto questo però Della Mea si sofferma su un altro dato di fatto: «Quelli che stiamo registrando in questi giorni sono i numeri derivanti dalle misure applicate nei periodi di zona rossa e zona arancione, le misure hanno funzionato, hanno contribuito soprattutto a svuotare gli ospedali».


 

Impossibile dargli torto: ieri il numero dei nuovi casi di infezione non hanno superato le 51 unità e nelle terapie intensive si contavano 32 pazienti: poco più di un mese fa erano 84. Analogo l’andamento dei ricoveri nei reparti di area medica: ora sono 211 ma c’è stato un momento in cui erano 700. L’auspicio di tutti è quello di evitare altri picchi di contagio ecco perché il professore, prima di esprimere un possibile proiezione, preferisce prendersi qualche giorno per valutare gli effetti derivanti dalla zona gialla.

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«Prima di metà maggio non avremo questi dati – avverte Della Mea – solo allora riusciremo a capire le conseguenze delle riaperture». Non solo dei bar e dei ristoranti dove, complice il maltempo, non si sono viste ancora molte resse, ma anche delle scuole e del ritorno in ufficio di migliaia di lavoratori pubblici. Sono tutte persone che si muovono, che in parte si spostano con i mezzi pubblici, e che quindi possono contribuire a far circolare il virus Sars-CoV2.

Della Mea ha già avuto modo di dire: «Sappiamo che la zona gialla non basta per fermare i contagi perché si entra maggiormente in contatto con le altre persone, ma ora possiamo contare sulla campagna vaccinale e sull’arrivo della bella stagione e quindi del caldo. Le prime dosi stanno però mettendo in sicurezza le persone più fragili. La bella stagione, inoltre, consentirà di stare di più all’aperto, dove il virus si diffonde meno facilmente rispetto agli ambienti chiusi». Sull’arrivo dell’estate contano in molti anche per completare la vaccinazione tra i più giovani e raggiungere, così, l’immunità di gregge.

Al momento siamo ancora lontani. Complice la comunicazione sui possibili effetti collaterali dei vaccini, le prenotazioni continuano ad andare a rilento. Non a caso anche il presidente Fedriga lancia ripetuti appelli per convincere soprattutto gli ultra sessantenni a ricevere il vaccino AstraZenica finito, più di altri, sul banco degli imputati. Le dosi ci sono, in questo caso mancano le prenotazioni.

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