In tanti ai funerali della ragazza di 17 anni promessa del ciclismo, la dedica delle compagne di squadra: «Silvia, noi correremo per te e con te»

SEDEGLIANO. Un’autentica folla – nel rispetto delle regole anti-coronavirus – ha dato, martedì 4 maggio, l’ultimo saluto a Silvia Piccini, la diciassettenne promessa del ciclismo che due settimane fa era stata travolta da un auto durante un allenamento lungo il rettilineo dell’ex Provinciale 5 di San Daniele.

La piccola chiesa parrocchiale di Gradisca non è riuscita a contenere tutti, dagli amici ai compagni di scuola, squadre ciclistiche friulane e venete, ex campioni, dirigenti e tecnici della Federciclismo.

Sopra al feretro una coroncina di piccoli fiori bianchi con al centro rose rosa. La mamma e il papà di Silvia per tutta la cerimonia funebre sono stati seduti accanto alla loro amata figlia quasi a proteggerla e accarezzarla. Il fratello minore, che con lei condivideva la stessa passione, non riusciva staccare gli occhi dalla sorella.

Commozione e sconcerto per una giovane vita spezzata a soli 17 anni, nel tempo dei sogni dell’apertura alla vita, un fiore reciso troppo presto, come ha evidenziato il parroco don Paolo Budai nella sua omelia, ponendo l’accento sul silenzio come preghiera, come assenza di parola, ma non di sentimento.

Rivolgendosi ai genitori il sacerdote ha rilevato la difficoltà di elaborare la morte di una figlia adolescente, una vita che si è spenta troppo presto, ma una morte superata con la donazione degli organi della ragazza.

Il presidente onorario dell’Associazione donatori organi di Udine, Claudio Pittin, ha ringraziato i genitori e Silvia per l’atto di estremo altruismo che ha generato nuova vita.

«Correremo per te e con te», è stato il pensiero delle compagne di squadra della giovane, una “famiglia” di 22 ragazze per le quali è impensabile non vedere più il sorriso di Silvia.

«Una tragedia per il ciclismo e per tutto lo sport», ha detto il consigliere nazionale della Federciclismo Fabrizio Cazzola, affermando che la federazione cercherà di stare vicino alla famiglia con progetti legati alla sicurezza stradale.

Daniele Pontoni, ex campione del mondo di ciclocross, ha commentato: «Ci manca la cultura del saper stare sulla strada, non bisogna condannare nessuno. Chi di dovere deve fare in fretta per creare piste promiscue e ciclabili altrimenti ci saranno ancora tanti Michele Scarponi e Silvia Piccini».

Intanto tanti palloncini bianchi degli amici di Silvia salivano in cielo, le note della canzone preferita della giovane scandivano il silenzio, mentre la mamma accompagnava, quasi a tenerla ancora per mano, per non volerla lasciare mai, la sua Silvia. —
 

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