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Terapie intensive e morti, scontro in Regione fra medici: accuse incrociate sulla gestione della fase più critica dell’emergenza

Alberto Peratoner, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri

TRIESTE. Una riduzione del 25% degli interventi chirurgici per patologie tumorali a Trieste e un nuovo fronte aperto sull’affidabilità dei dati regionali relativi alle terapie intensive sono le due novità emerse dall’audizione della Terza commissione dedicata al caso dei reparti di rianimazione Covid.

Dopo la dura lettera del segretario regionale del sindacato degli anestesisti Alberto Peratoner, professionisti e politica discutono sulla gestione della pandemia, con i primari e l’assessore Riccardo Riccardi schierati a difesa del sistema e l’opposizione che non ritiene di aver avuto sufficienti rassicurazioni.



Le terapie intensive

Nel corso dell’audizione, il sindacalista e primario del 118 Peratoner torna sul caso dei conteggi dei posti letto di terapia intensiva Covid, che per giorni sono stati effettuati senza calcolare l’occupazione dei reparti aperti a Gorizia e Palmanova, registrati come Pneumologie, pur ospitando in parte pazienti sottoposti a intubazione.

Peratoner apre un nuovo capitolo, evidenziando che «i 120 posti letto di terapia intensiva Covid dichiarati dalla Regione (all’inizio della seconda ondata, ndr) sono in realtà 28 di meno».

A dire del medico, dalla somma vanno eliminati i posti di Palmanova (8), San Daniele (8), Latisana (4) e Tolmezzo (8), perché afferiscono a reparti di Pronto soccorso e «non sono adeguati per trattare pazienti gravissimi».

La direttrice centrale Gianna Zamaro replica che «i 120 posti letto di terapia intensiva comprendono quelli delle ex aree di emergenza (i 28 contestati, ndr), garantiti a turno dagli anestesisti, indicazione accettata dal ministero».



I direttori delle rianimazioni

«Non mi riconosco nella lettera di Peratoner», dice il primario della Terapia intensiva di Cattinara Umberto Lucangelo, sottolineando che «abbiamo erogato numeri al massimo delle possibilità, formato infermieri e assunto 12 anestesisti a Trieste. Nessuno dei pazienti ha mai soggiornato nei corridoi».

Lucangelo ammette che il numero di alcuni pazienti goriziani «è possibile non sia stato riportato», ma non «è possibile seguire la nomenclatura quando parliamo di vite umane».

Il primario De Monte

Il collega pordenonese Tommaso Pellis ritiene che «la sicurezza è sempre stata garantita», mentre il primario udinese Amato De Monte si dice «dispiaciuto di dovermi confrontare sulla lettera del segretario del sindacato cui sono iscritto.

Non sono mai stato convocato per un confronto su un testo poco rispettoso verso i colleghi e contenente falsità e accuse becere. Insinuare dubbi sulle cure è riprovevole e devastante».

De Monte assicura che «mai pazienti sono stati intubati e lasciati nei corridoi senza la presenza degli anestesisti» e che «l’attività chirurgica non si è fermata».

Le operazioni di tumore

Riguardo a quest’ultimo nodo, i dati presentati da Lucangelo per Trieste raccontano però di un importante rallentamento.

La chiusura di buona parte delle sale operatorie per la necessità di spostare il personale sull’assistenza Covid ha costretto l’ospedale di Cattinara ad allungare i tempi di chi attende il momento dell’asportazione del tumore.

Confrontando i 54 interventi eseguiti fra 17 marzo e 12 aprile con i 72 dello stesso periodo del 2019, si nota una riduzione pari al 25%.

Le critiche

L’attività delle equipe mediche è stata intensificata al massimo, ma poco si può fare quando le sedute settimanali passano da 57 a 10.

La questione faceva parte delle numerose critiche mosse da Peratoner alla gestione del sistema, cui pochi giorni dopo era andata ad aggiungersi la presa di posizione pubblica degli urologi operanti in regione.

Nelle slide presentate da Lucangelo il quadro viene purtroppo confermato. L’arco temporale scelto dal primario mostra 72 operazioni nel marzo-aprile 2019, che passano a 54 nel 2021, quando a Trieste si sono fatti 15 interventi alla mammella, 7 al colon retto, uno al pancreas, due alla tiroide, 16 alla vescica, 3 al rene, 5 alla laringe e 5 al polmone.

Buona parte di essi non è stata nemmeno svolta a Cattinara, ma al Burlo, che si è fatto carico delle operazioni al seno e alle vie urinarie.

I numeri

I numeri del primo lockdown del 2020 sono perfino migliori del 2019 e arrivano a 88 interventi, ma allora le sale operatorie non erano ancora state chiuse.

Come spiegato da Lucangelo, d’altra parte, «dal 7 marzo all’1 giugno 2020 abbiamo contato 33 ricoverati in terapia intensiva di cui 9 deceduti, mentre nella seconda ondata dal 13 ottobre al 28 aprile 2021 i pazienti sono stati 286, di cui 112 deceduti: si tratta del doppio dei giorni rispetto alla prima ondata, ma i pazienti sono decuplicati» e il tasso di mortalità è passato dal 27% al 39%.

Sul freno alle operazioni, Lucangelo condivide «il grido di dolore dei chirurghi: le risorse non sono infinite e abbiamo dovuto fare delle scelte, ma quest’anno abbiamo viaggiato con 5,4 interventi per seduta, mentre nel primo lockdown il rendimento era del 2,2. Abbiamo fatto rendere al massimo le sale operatorie».

Politica e medici

Per l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, «non è compito della politica mettere le mani nell’organizzazione dei professionisti, nella cui discussione non entro».

Il vicepresidente non si è pronunciato sui numeri, ma ha criticato la lettera scritta da Peratoner: «I problemi non vanno messi sotto il tappeto, ma la forma è sostanza.

O abbiamo curato tutti e bene o abbiamo dato prestazioni senza adeguati standard di sicurezza: io credo al mio direttore generale e ai miei capi di dipartimento, che mi assicurano che li abbiamo curati tutti e bene, che il sistema ha avuto le professionalità e le risorse».

Quanto alle terapie intensive, «qualcuno dice che si sono taroccati i numeri, ma perché farlo se le soglie delle terapie intensive erano già alte e non si sarebbe andati sotto il 30% di occupazione?» .

Il dibattito

«Non possiamo politicizzare – dice il dem Roberto Cosolini – e non c’è un’opposizione che tifa per Peratoner e una maggioranza che tifa per Lucangelo: ma qui stiamo parlando di tumori che possono aggravarsi».

Secondo il M5s Andrea Ussai, «non sono state smentite le criticità denunciate. Anzi, per quanto concerne i posti di terapia intensiva, è stato confermato come i dati comunicati al ministero fossero sottostimati.

Anche alla luce dei preoccupanti dati sulla mortalità in Fvg, prima regione per eccesso di decessi nei primi tre mesi del 2021, non sono state fugate le problematiche sull’adeguata preparazione alla seconda e terza ondata».

Infine, secondo Walter Zalukar, «bisogna controllare l’esistenza dei requisiti organizzativi e strumentali per capire se i posti letto di Palmanova, San Daniele, Latisana e Tolmezzo sono o non sono classificabili come terapia intensiva». —

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