Coronavirus, le Regioni insistono con il Governo: «Il coprifuoco va spostato alle 23, nuove aperture in sicurezza»

UDINE. Il giorno dopo l’accorato appello di Mario Draghi a prenotare le vacanze in Italia per consentire al settore del turismo, e quindi a una fetta considerevole di Pil del nostro Paese, di ricominciare a respirare, Massimiliano Fedriga, nelle vesti di presidente della Conferenza delle Regioni, torna a chiedere al premier di posticipare il coprifuoco di almeno un’ora rispetto all’attuale scadenza delle 22.

«Le Regioni – ha spiegato il numero uno del Friuli Venezia Giulia – hanno proposto di ampliare alle 23 il coprifuoco così da permettere di poter lavorare la sera. Dobbiamo guardare anche a quelle attività che sono ancora chiuse per andare verso un processo di riaperture in sicurezza. Penso, ad esempio, alle palestre oppure al settore del wedding tanto per citare alcuni esempi».

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La sensazione, in fondo, è che – come previsto – non ci sia più una resistenza granitica dalle parti di palazzo Chigi sul mantenimento del coprifuoco alle 22. Da quello che rimbalza da Roma, infatti, pare che il Governo sia intenzionato a valutare all’inizio della prossima settimana – quindi ad almeno 15 giorni dalle riaperture del 26 aprile – i possibili scenari spostando in avanti le lancette dell’orologio del ritorno a casa, o addirittura cancellandone il vincolo secondo qualcuno, nel caso in cui la situazione della pandemia dovesse confermarsi, come adesso, in deciso miglioramento. D’altronde sarebbe quantomeno strano appellarsi al ritorno dei turisti stranieri, ma mantenere un obbligo di ritorno a casa (o in albergo) alle 22 falcidiando, di fatto, un numero considerevole di attività economiche e riducendo di molto l’appeal che potrebbe avere il nostro Paese sui mercati internazionali.

Il coprifuoco, dunque, andrebbe cancellato per quanto «se dovesse esserci la necessità di mantenerlo per ancora qualche settimana nessuno si straccerà le vesti», ma a più ampio spettro Fedriga invita a non fossilizzarsi soltanto su quell’argomento perché «dobbiamo guardare il settore delle riaperture ad ampio ventaglio e ci serve un piano serio per permettere a chi è ancora chiuso di tornare a lavorare, pur in totale sicurezza».

Al di là delle attività economiche, inoltre, le Regioni hanno predisposto un pacchetto di linee guida, inviato al Governo, per consentire un ritorno alle visite nelle Rsa. «Vogliamo aprire uno spiraglio in quello che possiamo definire come il “lockdown degli affetti” – ha proseguito il governatore – per consentire un primo accesso a parenti e visitatori nelle diverse residenze sanitarie per anziani. Così abbiamo approvato un documento di proposte relativo proprio alle modalità di accesso e di uscita di ospiti e visitatori nelle strutture residenziali della rete territoriale. Abbiamo inviato questo contributo al presidente del Consiglio, al ministro della Salute Roberto Speranza a quello degli Affari regionali e, Maristella Gelmini chiedendo al Governo di modificare la norma in vigore che attualmente non rende possibile l’accesso, sia pure in condizioni di sicurezza, ai visitatori».

Fedriga, infine, è intervenuto anche sul tema delle vaccinazioni e, in particolare, dei problemi che riguardano le prenotazioni ad AstraZeneca. «Purtroppo registriamo un’adesione sotto le aspettative in certi target d’età – ha ribadito –, dovuta a una fascia di popolazione che non intende vaccinarsi, ma anche a una grande fascia che non vuole usare AstraZeneca e questo crea gravi problemi nella campagna vaccinale. Io spero che le rassicurazioni degli organi competenti possano convincere i cittadini. Ho letto studi su AstraZeneca che spiegano come controindicazioni ed effetti avversi siano molto più bassi rispetto a medicine che prendiamo quotidianamente nelle nostre abitazioni. Dobbiamo avere molta razionalità».

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