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Lavoro, infrastrutture e sviluppo sostenibile: cosa hanno chiesto i sindacati e quali sono le richieste per il Recovery

UDINE. Il Recovery plan può essere un’occasione di crescita per il Friuli Venezia Giulia se nascerà con coraggio da un percorso condiviso e verificabile, non soltanto per un incremento del Pil, ma anche per creare nuova occupazione, favorire la sostenibilità ambientale e la rete logistica, potenziare il sistema socio-sanitario. Questa la filosofia emersa nel documento programmatico presentato a Udine dai sindacati Cigl, Cisl, Uil Fvg e inviato alla Giunta regionale, contenente le proposte di percorso e le modalità d’intervento relative all’utilizzo delle risorse Pnnr, in un’ottica di condivisione.

Villiam Pezzetta, segretario Cgil Fvg, ha affermato: «È importante la fase di valutazione che precede la decisione, al fine di individuare come questa massa di risorse vada gestita. Il rischio è che aumenti il Pil, ma diminuisca l’occupazione. Le scelte devono inoltre considerare la posizione strategica della Regione e puntare allo sviluppo delle infrastrutture, così come alle riforme in ambito sanitario, rese evidenti e urgenti dalla pandemia. La crisi ha colpito soprattutto le donne. In cassa integrazione c’è una percentuale altissima, attorno al 70%». Alberto Monticco, segretario Cisl Fvg, ha sottolineato l’importanza del sistema relazionale di dialogo tra realtà, mondo del lavoro e istituzioni: «Cgil, Cisl, Uil, che rappresentano nel complesso oltre 250.000 iscritti, hanno saputo costruire non solo proposte che focalizzino priorità per delineare riforme e sviluppare buona occupazione, ma innanzitutto un sistema relazionale con le parti datoriali e istituzionali, fondamentale per superare insieme la crisi e l’epidemia nella realtà della regione». Anche Mauro Franzolini, segretario Uil Fvg, punta sul modello relazionale, sottolineando nel corposo documento proposto alla Regione il tema della buona occupazione: «Su alcuni settori, che già vivono una crisi molto acuta, incombono licenziamenti ed esuberi. È necessaria una riformazione del personale che dovrà essere rioccupato. La ricchezza che arriverà da questo Recovery plan non può andare nelle mani di pochi, ma deve diventare patrimonio comune. È indispensabile creare buona occupazione tenendo conto di una serie di tutele».


Gli interventi
Sei quelli individuati dai sindacati confederali: innovazione e digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione e ricerca, politiche di genere e per i giovani, rafforzamento della sanità pubblica. Due sono i criteri: la priorità dell’impatto occupazionale di ogni ambito e una logica di investimento che non guardi solo alla situazione contingente, ma alla regione che si intende costruire dopo l’epidemia.

Sviluppo sostenibile
«Se le politiche per l’innovazione – afferma il documento – dovranno avere come obiettivi prioritari il sostegno alla digitalizzazione, al marketing territoriale e all’estensione della banda larga, dovranno però essere connesse con una logica di sviluppo sostenibile e di transizione ecologica». Ciò impone fin d’ora la riscrittura del piano energetico regionale con la riconversione degli impianti esistenti, come nel caso della centrale A2A di Monfalcone.

Infrastrutture e manifatturiero
È il capitolo centrale nel dossier dei sindacati, essendo questo settore l’asse portante del tessuto economico con i suoi 16 miliardi di export. «Prioritario – secondo Cgil Cisl, Uil – potenziare le reti ferroviarie e completare la relazione tra sistema portuale, interporti e poli produttivi, anche attraverso il raddoppio della ferrovia Cervignano-Udine e il nuovo layout d’accesso al capoluogo friulano».

Istruzione e pari opportunità
Le richieste riguardano la digitalizzazione dell’istruzione, il contrasto all’abbandono scolastico, il raccordo con il mondo produttivo e del lavoro. «Nel Pnnr occorre un pilastro dedicato alle politiche giovanili e femminili e una piattaforma unica per incrociare domanda e offerta creando un sistema del mercato del lavoro che orienti la professionalizzazione».

Welfare
In questo caso diventa prioritario investire in un programma digitale e tecnologico per migliorare servizi e prestazioni, rafforzare dipartimenti di prevenzione e medicina del lavoro, potenziare gli organici, ridefinire l’organizzazione ospedaliera. I sindacati chiedono nuovi modelli nel sistema territoriale con particolare attenzione alla domiciliarità di anziani e fragili.

Monitoraggio permanente
Infine, per gestire il piano e monitorarlo, Cgil, Cisl, Uil ritengono indispensabile nuovi strumenti di governance attraverso una direzione ad hoc e una struttura tecnica aperta alle rappresentanze dell’economia del lavoro. Tutto questo per una valutazione trasversale sull’efficacia del Pnnr in termini di spesa e di traguardi raggiunti.

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