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la testimonianza

Terremoto del Friuli, in una valigia le prima pagine del Messaggero Veneto che raccontavano quelle giornate

Raccolte da un lettore di Montereale Valcellina. Una mostra per narrare la catastrofe

sigfrido cescut
2 minuti di lettura

MONTEREALE VALCELLINA. Questa storia sembra uscita da un libro di Dino Buzzati. Nei suoi racconti, fra realtà e sogno, molte volte le valige diventano oggetti importanti. E anche nel nostro caso, è fondamentale una vecchia valigia da emigrante, di cartone, piena di vecchi numeri del Messaggero Veneto.

A scoprirla in soffitta è stato Ivan Tomè che guida lo scuolabus, che oggi fa parte della squadra di protezione civile di Montereale Valcellina, coordinata da Diego Roveredo.

Quelle prime pagine, così gelosamente custodite, adesso sono diventate protagoniste di una mostra in un ristorante di Malnisio per ricordare a tutti il quarantacinquesimo anniversario di quella tragedia che sconvolse il Friuli.

«Mio papà Primo era un operaio, è scomparso 28 anni fa anni – racconta Ivan Tomè –. È stato fra i volontari accorsi subito nelle case lesionate del comune. Ha portato conforto, soccorrendo i feriti, anche nei paesi vicini, la sera del terremoto, il 6 maggio 1976, e nei giorni successivi. Quarantacinque anni fa non esistevano forme organizzate di intervento. Nei casi di calamità naturale, arrivava l’esercito».

Quindi, «i volontari come mio papà – ricorda Tomè – con il loro slancio e il loro altruismo, allora posero le basi per la costituzione della protezione civile di cui oggi io faccio parte, voluta soprattutto dal commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli, Giuseppe Zamberletti».

«Pur essendo un bambino – continua Ivan – ricordo che ammiravo papà, gli volevo bene, vedendolo prodigarsi per gli altri. Nessuno in casa, però sapeva che ogni giorno Primo metteva via il Messaggero Veneto, quotidiano che raccontava, anche con grandi fotografie a colori, ciò che accadeva in tutti i centri colpiti dal terremoto, incluso Montereale».

E quando un po’ per caso Ivan ha aperto quella vecchia valigia, gli è sembrato, come in un film, di rivedersi bambino, in quella situazione particolare tragica e imprevedibile del terremoto, della quale, oltre al padre, con tanti altri, era stato a suo modo piccolo protagonista.

L’Ivan Tomè bambino ricorda i giorni del terremoto come un’avventura estiva. «La nostra casa era lesionata, ci hanno sfollati. E in quella tarda primavera con i miei vivevo in tenda, in attesa del prefabbricato, come tante altre famiglie. Dopo la scuola, giocavo con i miei amici».

Guardando la mostra che hanno allestito sul terremoto raccontato a colori dal Messaggero Veneto, allora diretto da Vittorino Meloni, ospitata sulle vetrine del ristorante-albergo Borghese di Malnisio, Ivan Tomè e Diego Roveredo fanno un rapido bilancio delle loro attività di volontari. «Guardando le prime pagine e le tante copie del Messaggero esposte nella mostra, il pensiero, oltre che a mio padre, va all’atmosfera di solidarietà, che tutte le famiglie, e io bambino, vivevamo in quei giorni. Ci si aiutava tutti gli uni con gli altri. Il sindaco Aldo Roman e gli amministratori comunali (Giuseppe Anselmi, Giorgio Del Fabbro, Domenico Chiaranda) erano sempre in mezzo alla gente, condividendo tutti i disagi della loro gente. La tragedia del terremoto era stata anche occasione di esprimere le nostre capacità creative di alunni, guidati dal maestro Aldo Colonnello che, a tutte le scuole elementari del comune, aveva fatto comporre il giornalino che si chiamnava l’Orcolat».

La gente oggi passa davanti alle vetrine e guarda le prime pagine colorate del quotidiano, le ricorda e commenta la tragedia di quaranticinque anni fa, paragonandola con l’emergenza che stiamo vivendo a causa della pandemia.

«Per migliorarci – conclude Diego Roveredo – bisogna fare tesoro delle esperienze passate».—


 

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