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Viaggio nel centro vaccini diventato un modello: “In un giorno 2.500 dosi”

UDINE. I contrattempi non mancano. E chi sta in cabina di regia non prova neppure a negarli o minimizzarne la portata: ci sono, inutile nasconderli. Anche ieri non è mancata qualche coda in serata all’esterno della struttura. Ma il centro vaccinale aperto il 24 marzo scorso nei padiglioni della fiera di Udine è un piccolo modello di efficienza, che a distanza di un mese e mezzo dal varo ha meccanismi che, per quanto perfettibili, appaiono oliati quel tanto che basta per ridurre al minimo il disagio agli utenti.

Merito dei professionisti dell’Azienda sanitaria Friuli Centrale, dei tecnici della Protezione civile regionale, certo. Ma il valore aggiunto «è lo straordinario apporto fornito dal mondo del volontariato», come certifica il vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi (che ieri proprio a Martignacco ha ricevuto la prima dose di vaccino, appartenendo a una delle categorie per cui le agende vaccinali si sono aperte la scorsa settimana), che non manca di rimarcare l’impegno e la fatica del personale sanitario.

Nel padiglione 8 della fiera sono state vaccinate 22.242 persone, ovvero il 18 per cento dei 123.478 utenti che si sono sottoposti all’iniezione anti-Covid nell’ambito del territorio di riferimento dell’Asu Fc. In totale sono state somministrate negli spazi fieristici 33.104 dosi di vaccino (22.242 prime e 10.862 seconde), come conferma il direttore generale dell’azienda sanitaria, Denis Caporale.

Si entra solo su appuntamento

Nella mattina di mercoledì 5 maggio abbiamo visitato il centro, percorrendo le tappe che quotidianamente toccano gli utenti che si sottopongono alla vaccinazione. Quella di ieri è stata la giornata con il maggior numero di somministrazioni dall’inizio della campagna, ben 2.500, quasi totalmente “seconde dosi”. A presidiare l’ingresso principale sono i volontari della Protezione civile: il turno per loro comincia la mattina presto, attorno alle 7.30, quando dalla farmacia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia vengono prelevate le dosi necessarie a coprire la prima parte della giornata.

Le fiale contenenti l’antidoto arrivano il mercoledì, «e in base alla giacenza di dosi nei giorni precedenti moduliamo le prenotazioni», spiega Caporale. Il centro vaccinale di Martignacco apre i battenti alle 8 in punto: i volontari della Pc (affiancati dai “colleghi” della Croce Rossa, dell’Associazione nazionale carabinieri, dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia e dell’Associazione interforze polizie internazionali) fanno entrare soltanto chi ha l’appuntamento per il vaccino prenotato, controllando pure l’integrità della mascherina e indirizzando gli utenti. «Gli spazi sono ben distinti, tutto è pensato in maniera tale che non ci sia la possibilità di sbagliare “strada” o di perdersi, né di far incrociare chi entra e chi esce», illustra Gianni Borghi, responsabile dell’organizzazione all’interno del centro vaccinale dell’Asu Fc.

L’anamnesi al padiglione 5

Transitati davanti l’ingresso del padiglione 8 i percorsi segnalati dalle fettucce conducono al fabbricato 5, dove due volontari della Cri rilevano la temperatura e invitano a tenere pronti i moduli del consenso informato e dell’anamnesi, che vengono controfirmati e analizzati dalla schiera di quattordici medici incaricati di dare l’ultimo okay e stabilire quale tipo di antidoto assegnare a ciascun utente.

Tra loro in servizio nella mattina di mercoledì 5 maggio anche il dottor Luigi Canciani, fino a pochi mesi fa direttore del Distretto sanitario di Udine. «Un gruppo di un centinaio di medici volontari è a disposizione dell’azienda, c’è un bel clima e diamo anche una mano ai più giovani – racconta –. Il apporto con gli utenti? Buono: a parte qualche perplessità di fronte ad alcune tipologie di vaccino le persone dimostrano di voler sottoporsi all’immunizzazione. Questa situazione probabilmente porterà a un salto di qualità nell’approccio anche alle altre vaccinazioni».

Pronti per il vaccino

Terminata la parte burocratica l’utente torna al padiglione 8 per ritirare il numero progressivo di chiamata. L’ultima incombenza prima della puntura è rappresentata dall’accettazione, dove quattordici professionisti (perlopiù specializzandi) per turno verificano i moduli e assegnano l’appuntamento per il richiamo a quanti si presentano per la prima dose. Lo step successivo porta allo spazio pre-vaccinale, dove i vaccinandi attendono la chiamata, che avviene tramite tabelloni luminosi azionati dal personale incaricato dell’inoculazione: sono 16 i box allestiti per l’iniezione, ciascuno con una sedia, un carrello con gli strumenti per la somministrazione, uno sgabello per l’operatore e il tablet che permette di chiamare il numero dell’utente.

La vaccinazione si svolge in pochi minuti, senza particolari intoppi. Accanto ai box per l’inoculazione ci sono quelli attrezzati per l’emergenza (con tutta la strumentazione necessaria a fronteggiare eventuali criticità) e quelli che in gergo vengono definiti “di lavaggio”, dove personale appositamente formato si occupa della ricostruzione del siero vaccinale, ricomponendo con la soluzione fisiologica (per Pfizer ne servono 1,8 millilitri)e la dose di vaccino vera e propria. In un altro spazio del padiglione 8 sono installati i frigoriferi dove vengono stoccate le fiale.

L’ultimo passaggio

Una volta completata l’iniezione, il paziente viene invitato ad attendere almeno un quarto d’ora (più a lungo in caso di presenza di determinate patologie) in un’area appositamente ricavata, dotata di servizi igienici e di un paio di distributori automatici di bevande. Scaduto il tempo d’osservazione l’utente può lasciare il centro vaccinale di Martignacco.

Task force da cento persone

Ciascuna giornata è organizzata in due turni, dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20. Ogni giorno sono impegnati all’interno del centro di Martignacco «tra i quaranta e i cinquanta professionisti sanitari», spiega la dottoressa Daniela Gnesutta, del Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria, a cui si aggiungono i dipendenti della stessa Asu Fc impegnati a vario titolo all’interno dei padiglioni e i volontari di Protezione civile, almeno una quindicina per turno.

Una macchina organizzativa imponente, che è stata aggiustata nel corso delle settimane, ogni qual volta s’è accesa una spia, sintomo di qualche intoppo. Anche ieri pomeriggio si sono formate code all’esterno dei padiglioni: i ritardi del resto si accumulano quasi esclusivamente nel pomeriggio e nella serata, per i motivi più svariati: ci sono utenti che non si presentano con la scheda del consenso compilata, altri che girano i tacchi quando scoprono di non avere a disposizione il vaccino preferito. «È successo anche questo, più volte», allarga le braccia Borghi.

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