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In Serbia donano un buono di 25 euro a chi si vaccina. Folla in coda a Belgrado e arriva la Polizia

BELGRADO. Nel mondo, incluse ampie parti d’Europa, sono una moltitudine le persone che ancora guardano al vaccino come a una lontana chimera. In una nazione nel cuore dei Balcani, dove le dosi invece abbondano, si regalano buoni acquisto e si distribuiscono soldi. Per convincere la gente a immunizzarsi.

A Belgrado questo giovedì 6 maggio hanno fatto scalpore le scene osservate nel grande centro commerciale di Usce, uno dei più imponenti della capitale serba. Davanti e dentro al cuore dello shopping belgradese, fin dalle 7 del mattino si sono formate lunghe code di persone di tutte le età, costringendo persino la polizia a intervenire per garantire l’ordine. Nessuna coda di maniaci dello shopping, ma una folla di persone in attesa di essere immunizzate all’interno degli spazi dove questo giovedì è stato aperto un nuovo centro vaccinale al quale si può accedere senza previa prenotazione – come ormai in moltissimi altri in Serbia – e dove i serbi possono scegliere a piacimento tra Sinopharm, Sputnik V, Pfizer e Moderna.


Ma c’è chi nutre dubbi sulle motivazioni di alcuni fra i vaccinandi. È emerso infatti che «ai primi cento vaccinati» sarebbe stato regalato dal management di Usce un voucher da tremila dinari, circa 25 euro, per fare shopping nello stesso centro commerciale, ha informato la Tv pubblica serba. «La gente fa a pugni per un buono da tremila dinari», «caos a Usce», alcuni dei commenti su social. «Mai visto un Paese che paga i cittadini per farsi vaccinare», il laconico commento dell’epidemiologo Zoran Radovanović, mentre le autorità hanno preferito sottolineare la reale importanza di portare le dosi nei punti di ritrovo della gente.

Ma quella di giovedì 6 maggio è solo la manifestazione di un problema ben più complesso e variegato. Belgrado nelle ultime settimane ha infatti assistito a un rallentamento della campagna di vaccinazione di massa, anche se il paese rimane fra i migliori in Europa, con 3,7 milioni di dosi inoculate su sette milioni di abitanti, circa 1,6 milioni quelli che hanno completato il ciclo vaccinale. Di qui l’appello lanciato dal presidente serbo Aleksandar Vučić: «Vaccinatevi, vi prego di farlo, abbiamo i vaccini e ne avremo ancora» di più, ha detto già nei giorni scorsi. Parole alle quali si sono affiancati spot tv al motto di «vaccinati anche tu!». È difficile però fare breccia tra gli indecisi e in uno zoccolo duro di popolazione che si alimenta di teorie cospirative e abbraccia posizioni no-vax, forte soprattutto nei piccoli centri urbani e nelle campagne. Da qui forse l’idea dei voucher. Ma soprattutto l’annuncio fatto l’altro ieri da Vučić, che ha promesso «tremila dinari a tutti quelli che si vaccineranno entro il 31 maggio», un modo per «premiare chi dimostra responsabilità». Lo stesso presidente ha detto che potrebbero essere “puniti” i dipendenti pubblici che si ammalano del virus dopo aver glissato sul vaccino: per loro niente paga durante la malattia.

La Serbia dovrebbe essere il primo Paese al mondo a “pagare” i suoi cittadini per vaccinarsi, ha confermato la France Press. Ma «la Germania sta preparando una legge» simile per incoraggiare la vaccinazione, ha assicurato il vicesindaco di Belgrado, Goran Vesić. Il tutto in uno scenario, quello dell’Est europeo, dove vari sondaggi hanno confermato l’esistenza di ampie percentuali di irriducibili no-vax: non solo in Serbia, ma in tutti i Balcani (oltre 50% i sospettosi verso il vaccino secondo uno studio Biepag) e in ampie parti dell’Europa centro-orientale, in particolare in Romania, dove solo il 13% della popolazione vuole «sicuramente» vaccinarsi, ha denunciato il network di cliniche Medlife. E poi ci sono Croazia e Bulgaria, con un 22% di persone che assicura «che non si vaccinerà mai» contro il virus, secondo l’ultimo Eurobarometro. 

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