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Le Regioni protestano: «Bisogna superare l’indice di contagio Rt, non è più affidabile». Fedriga propone quello “ospedaliero”

LaPresse

UDINE. Come sta il Friuli Venezia Giulia dopo quasi due settimane di zona gialla?

A giudicare dai parametri presi in considerazione dall’Iss e dalla cabina di regia del Governo, la situazione continua a migliorare: gli esperti del ministero della salute hanno detto che nel monitoraggio settimanale quasi tutti gli indici del contagio sono diminuiti, gli ospedali si stanno svuotando, la campagna vaccinale procede.

C’è solo un leggero aumento dell’indice Rt (che misura la capacità di contagio dopo l’introduzione di misure di contenimento): in Friuli Venezia Giulia si è alzato da 0,71 a 0,78 nell’ultima settimana; in Italia è cresciuto da 0,85 a 0,89.

In termini matematici ciò significa che in Fvg ogni persona contagiata dal Covid ne infetta meno di una, ossia appunto 0,71. L’allarme scatta quando l’indice supera il valore di 1.

Ed è proprio su questo indice che si è appuntata l’attenzione della politica nelle ultime ore.

Secondo Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, questo indice non è più affidabile. Bisogna cambiarlo.

«La prima cosa da superare oggi, vista anche la situazione contingente, è l’indice Rt», ha detto Fedriga intervenendo a Sky Tg24.

In alternativa, per Fedriga «un indice da tenere in considerazione è l’indice Rt ospedaliero: fa capire se aumentano o diminuiscono le richieste di ospedalizzazione ed è un indicatore che può dare un segnale importante, non dà una visione distorta».

«Quando c’è una incidenza bassa il rischio è che pochi contagi in più facciano schizzare in alto l’indice Rt.

Nella mia regione l’indice Rt più alto si è avuto ad agosto 2020 dove penso abbiamo raggiunto il 3 perché siamo passati da 4 a 18 contagi.

Ma una cosa è passare da 2.000 a 4.000, che significa una diffusione importante; mentre invece da 4 a 18 il pericolo non esiste – ha proseguito Fedriga – . Se durante la stagione turistica (e ringrazio il presidente Draghi perché dal 15 maggio possiamo ripartire anche con chi arriva dall’estero con i certificati) una regione passa da 4 a 8 contagi rischia di arrivare a un Rt pari a 2. Con i turisti in casa diventerebbe zona rossa...».

Sempre per quanto riguarda l’obiettivo di modificare i parametri, Fedriga ha segnalato che «sta lavorando un tavolo tecnico ad hoc insieme con l’Istituto superiore di sanità e i rappresentanti delle regioni; confido in quel lavoro».

Su questo concetto si è soffermato in conferenza stampa anche il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità.

«Finora l’indice ha funzionato – ha detto – , ma ora ci stiamo trovando di fronte a un nuovo scenario, dove le persone vaccinate stanno crescendo. Credo che anche il modello di valutazione del rischio vada cambiato.

Ci sta lavorando un gruppo di lavoro formato da Regioni, Iss e ministero della Salute. Bisogna prevedere strumenti ancora più sensibili che diano subito un allerta con nuovi focolai e ci consentano di fronteggiare immediatamente a livello locale la comparsa di nuove varianti».

Sempre durante la conferenza stampa settimanale, Busaferro si è concentrato sul calo dei decessi: «Cominciamo a vedere ora gli effetti di un calo anche rispetto alla mortalità, ma la curva è ancora in fase iniziale».

A pesare su questa svolta numerica della pandemia sono sicuramente i vaccini.

«Gli over 80, i primi ad essere vaccinati, tendono a decrescere di più, al crescere della percentuale della copertura vaccinale – ha proseguito Brusaferro – . Questo vale per le infezioni, per le ospedalizzazioni e la mortalità, per la quale cominciamo a vedere gli effetti dei vaccini».

Proprio per aver “messo in salvo” con i vaccini le persone più anziane, si nota anche che «l'età media dei casi scende da 42 a 41 anni e l’età media dei ricoverati da 66 a 65 anni.

I nuovi contagi segnano un aumento tra i più giovani, nella fascia tra 0 e 9 anni». —

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