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Fondi Vaia per la strada del rifugio Marinelli: la montagna contro il progetto della Regione

Il Comune di Paluzza: al rifugio non c’erano danni, i soldi servivano altrove. Ma da Trieste: opere a sostegno dell’attività malghiva

PALUZZA. Sulla carta è un segno che si avvita su se stesso fino a superare quota 2100 metri. Nella percezione comune è una linea Maginot lungo la quale ambientalisti, alpinisti e gente comune hanno avviato una sorta di guerra di posizione. È il progetto autorizzato dal commissario delegato per l’emergenza degli eventi meteo che hanno interessato la regione dall’ottobre 2018.

L’elaborato definitivo-esecutivo steso dal team Clama-Caproni per i “Lavori di ripristino della viabilità agrosilvopastorale” in comune di Paluzza, porta la data del maggio 2020 e vale 1,25 milioni di euro, risorse messe a disposizione dal governo Conte attraverso la Protezione civile. Arrivano per porre rimedio alla devastazione causata dalla tempesta Vaia, tradotto in cifre sono ameno 8 milioni di danni a Paluzza. Alberi schiantati, manufatti crollati. «Ma non nell’area cui si riferisce il tracciato, ben al di sopra dei danni – è la chiosa del sindaco Massimo Mentil, che aggiunge – sarebbe stato più opportuno investirli ai laghetti».



Il progetto parte con il piede sbagliato: approda in conferenza dei servizi nell’estate 2020, perché prevede un collegamento da Collina grande a malga Plotta attraversando terreni di pascolo con strade camionabili larghe 4 metri. Mentil scuote il capo e condiziona il parere di conformità urbanistica alla modifica di quel tratto, contestando pure le alterazioni alla mulattiera nei tre tornanti verso il rifugio Marinelli. La seconda conferenza si chiude con un nulla di fatto e le decisioni slittando alla riunione successiva.

«Abbiamo inserito alcune prescrizioni, ma la perplessità nasce dal fatto che quei fondi servivano altrove» taglia corto Mentil. Già, perché quel tracciato ricade su un sito di interesse comunitario di grande valenza ambientale come evidenzia l’assessore comunale all’Ambiente Pier Mario Flora. «Il Comune lo ha trasformato nel Parco del monte Terzo, ufficializzato nel 2019 con decreto del presidente della Regione – chiarisce Flora –. Con questo processo abbiamo modificato il piano regolatore comunale. È stato quindi necessario predisporre una variante per portare avanti il progetto».

Al tavolo della terza conferenza dei servizi, a rappresentare il Comune c’è Flora: «Malgrado le mie perplessità ho dato parere positivo alla variante urbanistica sul tratto fra Val Collina e Collina Grande perché era conforme, ma ho bocciato il tratto del Marinelli che veniva definito “carrareccia”, ma che stando alle carte è una mulattiera. Il nostro piano regolatore, infatti, permette solo interventi di manutenzione e nuova sentieristica in alta quota, non sbancamenti e in quanto rappresentante dell’istituzione ho negato l’approvazione».

Ma il progetto avanza individuando, come ha chiarito l’assessore regionale alle Risorse forestali e alla montagna, Stefano Zannier, «nella sicurezza e nel sostegno all’attività malghiva i motivi alla base dei lavori di ripristino del percorso tra Casera Val Collina e il rifugio Marinelli –. L’area – ha aggiunto Zannier – è già interessata da una viabilità che in parte verrà modificata con la rinaturalizzazione del vecchio tracciato. Negli ultimi 600 metri, il percorso risale agli anni ’50 e ha visto ridurre la sua sezione con il deposito di detriti, che rendono necessaria una ricalibratura».

Ma le opposizioni fioccano anche in Consiglio regionale: dopo l’interrogazione di Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia, insorgono anche i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Cristian Sergo e Ilaria Dal Zovo. «Questo intervento nelle aree ricadenti nella Rete Natura 2000, in particolare nel Sic Gruppo del Monte Coglians preoccupa – affermano – anche per i possibili futuri interventi con le risorse del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr) che arriveranno in regione. Più che di ripartenza, stiamo parlando di una retromarcia». 

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