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Strada per il Marinelli, il grido degli ecologisti: «Non si sacrifichino i monti»

Associazioni, artisti e residenti decisi a impedire l’avvio dei lavori oltre Timau. Il timore è che il nuovo tracciato danneggi il territorio garantendo accesso a moto e auto 

PALUZZA. L’appuntamento è fissato alle 10 di una giornata uggiosa per incamminarsi su un tracciato non ancora nato e già avvolto dalle polemiche e raccogliere qualche voce. Sul posto ne troviamo tante, che si esprimono all’unisono: «Questa è la nostra battaglia – annunciano – non la possiamo perdere».



Enrico Brisighelli, presidente regionale della Società alpina friulana, proprietaria del rifugio Marinelli, esordisce: «Passi per la parte bassa dell’intervento che arriva alla cava di marmo e che di fatto è già una strada o alla sistemazione del tracciato che porta a casera Plotta per le esigenze di monticazione – premette – ma ciò che si intende fare oltre quel punto è un inutile sperpero di soldi pubblici, dannoso per l’ambiente e per una cultura della montagna». Non una posizione di convenienza, ma di principio chiarisce Brisighelli, che denuncia falsi storici e forzature: «In quel posto una strada non c’è mai stata e non serve. Quanto alla via per i soccorsi, il Marinelli d’estate si raggiunge da Forni Avoltri e d’inverno c’è l’elisoccorso».

Il presidente del Cai Fvg Silverio Giurgevich parla di «un momento particolare per la montagna, ormai percepita come luogo che offre ristoro psicofisico ed esprime valori autentici. Questa strada va nella direzione opposta – osserva – e la riduce a una sorta di periferia della città. Evidenziamo il costo, l’inutilità e la dannosità dell’iniziativa, paradigma di analoghi progetti che stanno riempiendo i tavoli regionali».

Proprio alla Regione è stato inviato il documento steso dall’Asca (Associazioni sezioni Cai di Carnia, Canal del Ferro e Valcanale) annuncia il presidente Giovanni Anziutti. «Abbiamo chiesto un piano per definire le caratteristiche delle piste forestali – annuncia –. Questa strada è un’insidia per frequentazioni sbagliate del territorio, offre occasione di transito ai mezzi motorizzati che danneggeranno con gas di scarico e rumori l’ambiente e la fauna».

«Non saranno barriere e videosorveglinza – gli fa eco Antonio Zambon rappresentante del “Club arc alpin” all’inteno del Cai e fermare fenomeni che incidono anche sulle prospettive turistiche. La Regione ci ripensi e investa sui luoghi danneggiati da Vaia in cui la gente vive».

Proprio la rete viabile montana ritenuta da Legambiente “inutile e dannosa” ha giustificato l’assegnazione della bandiera nera dalla carovana delle Alpi alla Direzione regionale foreste. Il presidente del Circolo della Carnia Marco Lepre cita la pista sul versante nord dell’Amariana e quella fra il rifugio Chiampizzulon di Rigolato e casera Tuglia a Forni Avoltri. Poi guarda alla strada del Marinelli: «È un vero e proprio scandalo perché si pretende di ripristinare una viabilità che non c’è mai stata e di spendere i fondi per le foreste danneggiate da Vaia oltre i 2000 metri di quota dove di alberi non ce ne sono. Quella che viene presentata come una strada storica della larghezza di 2,5 metri che va riportata al suo stato naturale, nelle cartine Igm del 1963 è una mulattiera di guerra e nella Tabacco del 1986 diventa una strada che si ferma al laghetto di Plotta; quel tratto, dove a novembre abbiamo fatto una marcia di protesta, in molti punti non è più largo di 40 cm. Chiediamo che ci si fermi – ingiunge –, si faccia manutenzione alla mulattiera e nulla di più». Gli fa eco il presidente regionale Sandro Cargnelutti, critico sul tratto oltre le linee pascolive: «Un versante scosceso con due siti di interesse comunitario e un parco comunale sul quale le opere progettate non hanno utilità ambientale, socio economica, nè garantiscono maggiore sicurezza. Per noi – ammette – è una battaglia simbolica e faremo il possibile per fermare il progetto».

Con loro ci sono anche alcuni paluzzani, come Delia Unfer: «Sono opere impattanti per l’ambiente naturale di alta montagna, proprie di un modello di sviluppo superato e non più sostenibile. Chiediamo ascolto e valorizzazione dell’ambiente». La mobilitazione recluta anche artisti come Riccarda de Eccher che dipingendo le sue montagne ha esposto in tutto il mondo. «La Carnia va sostenuta pensando a chi la vive, alle famiglie, insegnando alla gente ad avere approccio sostenibile ed evitando ciò che ha un’impronta carbonica» suggerisce. Alleris Pizzut, che rappresenta il Friuli Vg in ambito nazionale per il Cai, dichiara «la preoccupazione dei nostri 320 mila soci per fondi che arrivano e incentivano lavori inopportuni, come quelli al Marinelli, trascurando le vere necessità della montagna. Da quasi 160 anni la nostra missione è la diffusione dell’alpinismo e la tutela della montagna, forse meriteremmo ascolto». Chi per avere ascolto è finito davanti a un giudice è Roberto De Prato, un allevatore disabile che da oltre 30 anni con la moglie gestisce una malga sopra Ravascletto. «Non ci sono strade qui, ma mulattiere e sentieri – mette in chiaro – come quello del Cai sul quale ho sorpreso i motociclisti». Di chinare il capo De Prato non se la sentiva; alzarla gli è costato, tanto che è stato malmenato da loro. Ma questa è storia giudiziaria ancora in corso «ed è ciò che capita quando in Carnia si dichiara quello che altri non vogliono vedere» aggiunge. —

 

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