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Il rifugio sul Matajur da più di due settimane senza linea telefonica

Il titolare: nessun riscontro da Tim, così non posso lavorare. Il “Pelizzo” è anche punto di chiamata per il soccorso alpino

SAVOGNA. Da oltre due settimane il rifugio “Pelizzo”, sul Matajur, è privo di collegamento telefonico sulla rete fissa, dunque letteralmente tagliato fuori dal mondo, posto che in zona la copertura per la telefonia mobile – problema di vecchia data e tuttora senza soluzione – appare un miraggio.

«Più volte – sottolinea il gestore della struttura, Stefano Sinuello – ho contattato la Tim sollecitando un intervento per porre rimedio alla situazione, per noi davvero grave, ma finora non abbiamo avuto alcun riscontro.

Da più di due settimane la linea continua a non funzionare, circostanza che al di là degli evidenti rischi per la sicurezza – faccio presente che il nostro rifugio è, fra l’altro, punto di chiamata per il soccorso alpino – ci comporta gravi danni a livello economico, perché risultiamo irraggiungibili e dunque perdiamo eventuali chiamate per prenotazioni.

Anche il sindaco di Savogna, Germano Cendou, si è attivato per richiedere celeri lavori di riparazione del guasto che ha provocato il disservizio, ma senza esito. Non è possibile continuare in questo modo: ci auguriamo che chi ha competenza provveda quanto prima».

Per potersi mettere in contatto con il fondovalle, Sinuello si vede attualmente costretto a scendere per alcuni chilometri, fino alla borgata di Masseris, il primo punto in cui il cellulare dà segno di vita: e anche il quel caso le comunicazioni sono un’incognita, perché il segnale va e viene, senza garantire continuità a telefonate che procedono inevitabilmente a singhiozzo.

La questione non è certo nuova, riesplodendo a fasi – per lo più in contemporanea al maltempo, che complice la crescita della vegetazione lungo i tracciati della linea telefonica determina guasti frequenti – in vari punti del territorio, non solo sul Matajur, ma anche in altri centri valligiani in quota.

«La linea – ribadisce il gestore del rifugio, producendo documentazione fotografica – versa in condizioni disastrose. Ci sono pali a terra, con i fili che corrono sul terreno, mentre altri sono piegati pericolosamente».

Servirebbe, insomma, un’operazione di riassetto molto ampia, unita naturalmente alla creazione di una sorta di fascia di sicurezza lungo la linea, con il taglio degli alberi che la mettono a rischio. 

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