Opposizione all’attacco: «Gradisca è ormai isolata»

Cittadini, Lega e Gerometta fanno blocco unico contro la giunta Tomasinsig: «Pretende di vivere di rendita, mentre tutto intorno le cose si muovono»

Luigi Murciano / Gradisca

«È una Gradisca in profonda crisi d’identità. E le scelte, o non scelte, di questa amministrazione pesano come macigni su questo depauperamento senza fine». È una bocciatura senza appello quella che l’opposizione consiliare della Fortezza riserva al governo Tomasinsig-bis.


Le forze di minoranza sembrano più coese che mai all’ombra del Leone (sbrecciato) di San Marco. Al punto da dare vita ad una conferenza stampa congiunta per tracciare un bilancio dei primi due anni di (ennesima) riconferma del centrosinistra alla guida della città. E il loro bilancio è impietoso. A Claudio Verdimonti (Cittadini, storica voce dell’opposizione da diversi mandati) si uniscono come un sol uomo i 4 rappresentanti della Lega (Massimiliano Cattarin, Rachele Nascimben, Beniamino Ursic, Andrea Di Matteo) e il civico di centrodestra Renzo Gerometta. Se siano le prove generali di una santa alleanza in vista del 2024 – fare blocco come unica chiave per provare a sbancare il campo avversario, evitando di ripetere il madornale errore di una corsa senza speranze in ordine sparso – è indubbiamente troppo presto per dirlo. «Abbiamo sensibilità diverse, ma siamo accomunati da un profondo amore per Gradisca. E una altrettanto profonda preoccupazione per il suo declino sociale, culturale ed economico», premettono i consiglieri.

È tutto un flusso di pensieri e bacchettate: «Nei 7 anni di governo Tomasinsig la città si è totalmente isolata. E non può essere sempre colpa degli altri. Attorno a noi, si pensi ai progetti sul “grande Collio”, tutti si muovono e si aggregano. Noi restiamo immobili, pretendiamo di vivere di rendita sui fasti del passato. Manca una visione a lungo termine per il rilancio economico, culturale, commerciale e turistico di questa città. Cui rimane ormai solamente il verde». Ed è tutto un fiorire di esempi: relativamente agli eventi, «le occasioni perse sulla Grande Guerra, il centenario dell’italianità di Gradisca, il Milite Ignoto, il cinquecentenario Leonardesco, le Guerre Gradiscane celebrate... a Palmanova. Sperando di non perdere anche il treno di Gorizia/Nova Gorica 2025».

Inevitabile lo j’accuse sulla vicenda della “Serenissima”, «per la quale ben due progetti di rilancio sono stati snobbati mentre una delle prime enoteche pubbliche d’Italia da 3 anni rimane tristemente chiusa», anche sul progetto del Centro commerciale naturale «lasciato morire dopo 38 mila euro di investimenti pubblici», sui rapporti con le associazioni («Non esiste un piano di rilancio della Pro Loco ed una realtà come Gradiscaè rimane poco ascoltata») e sulle opere o progetti in sospeso: PalaZimolo, nuova scuola, ex caserma Gdf, area sgambamento cani, restauro del Leone di San Marco, valorizzazione del Lapidario, ciclabili, piano del traffico.

«Positive le evoluzioni sul Castello – ammettono i consiglieri – peccato averle apprese solamente dal quotidiano locale». Ed è proprio questo, forse, il vero vulnus: il rapporto con una maggioranza che non intende dialogare. «Nonostante si sia sempre cercato un approccio costruttivo e corretto, ci sentiamo esclusi per partito preso dal dibattito sulle sorti della città. L’approccio è sempre ideologico. E lo si è visto in occasione dell’ultimo consiglio»: chiaro riferimento, quest’ultimo alla mozione-Cattarin sull’economia di confine «condivisa da tutte le forze politiche ma non votata da parte della maggioranza solo perché vi appariva, sacrilegio, il simbolo della Lega». La chiosa è di Verdimonti: «Linda Tomasinsig non è il sindaco di tutti i gradiscani, ma solamente della parte che la sostiene». —

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