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Vanno a camminare in montagna e si trovano di fronte un orso

Daniele Faidiga assieme alla fidanzata, Tatiana Marcon

MALBORGHETTO VALBRUNA. Stavano rientrando da una camminata vicino a Cappella Zita, ai piedi dello Jôf di Miezegnot, in comune di Malborghetto-Valbruna, quando si sono visti comparire davanti un esemplare di orso.

L’incontro è stato breve, non più di una manciata di secondi, ma i due escursionisti non lo dimenticheranno tanto facilmente. Anche perché l’animale si trovava a non più di 30 metri da loro.

«Un bellissimo esemplare», racconta Daniele Faidiga di Tarvisio, che in compagnia della sua fidanzata, Tatiana Marcon di Pontebba, ha vissuto quest’esperienza nel primo pomeriggio di sabato.

«L’orso è scappato via subito, c’è stato appena il tempo di rendersene conto – aggiunge Faidiga –, ma è stata comunque una grande emozione.

L'orma lasciata dall'orso e fotografata dai due escursionisti

Non abbiamo fatto in tempo a realizzare quello che stava succedendo che era già sparito. Peccato non aver avuto il tempo di fare delle foto. Ma le tracce sì, quelle le abbiamo documentate».

Subito dopo essersi guardati negli occhi e aver tirato un bel sospiro di sollievo, Daniele e Tatiana hanno raggiunto le tracce lasciate dall’orso per immortalarle.

Poi c’è stata la telefonata al papà di Daniele, per condividere l’emozione dell’avvistamento, Adolfo Faidiga, già comandante della Foresta di Tarvisio con il Corpo forestale dello Stato, poi colonnello, comandante regionale per i carabinieri forestali a Padova e oggi direttore centrale per le Risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione.

Un addetto ai lavori insomma, che ben conosce l’importanza di tali avvistamenti. È stato proprio lui, in seguito, ad avvisare Paolo Molinari, ricercatore faunistico del “Progetto Lince Italia”, da anni impegnato nello studio dell’orso nella Foresta di Tarvisio, informandolo dell’accaduto.

Un fatto importante per la banca dati, per gli studi e quindi per la gestione e la conservazione della specie.

«Queste informazioni sono molto preziose – rivela Molinari –, prima di tutto come semplice elemento di presenza sul territorio.

Dalle tracce, infatti, si possono ipotizzare grandezza ed età dell’animale. Seguendole, inoltre, si può reperire materiale genetico utile a una sua identificazione più precisa.

Dalla descrizione della dinamica dell’evento, invece, raccogliamo preziose informazioni sul comportamento di questi animali.

La convivenza uomo-orso non è sempre semplice, ma una prerogativa basilare rimane il livello di timore dell’orso e l’assenza di manifestazioni aggressive. Questi eventi, quindi, ci regalano preziose informazioni sulla coesistenza».

In sostanza quanto avvenuto vicino a Cappella Zita costituisce l’ennesima riprova che l’orso, alla vista dell’uomo, tende ad allontanarsi.

Ciò che resta per la coppia di escursionisti è un’esperienza unica che solo un animale dal grande fascino come l’orso può regalare.

«Dalle foto scattate dai due ragazzi – chiude Molinari – dagli unghioni allargati e piantati nella neve, si può rilevare come l’animale fosse in fuga». —


 

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