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Muore due giorni dopo l’incidente in moto a Piancavallo: addio ad Andrea Montagner, aveva 37 anni

AVIANO. Quando sabato era arrivato con l’elicottero all’ospedale di Udine, i medici avevano detto a Paola e Berto Montagner, che la vita del figlio Andrea, 37 anni, era una fiamma che si stava spegnendo e le speranze che ce la facesse erano ridotte al lumicino a causa del forte trauma cranico a seguito dell’incidente in moto a Castaldia. Quel barlume di speranza si è spento lunedì 10 maggio.

Andrea è stato dichiarato morto, ma i medici si sono preparati per l’espianto degli organi. Nel pomeriggio, le campane della chiesa di Sant’Andrea di Barbarana hanno suonato a lutto e il parroco ha riunito i fedeli per recitare l’Ave Maria, su richiesta dei genitori.

La notizia ha subito fatto il giro del paese, degli amici, delle tante persone che gli volevano bene e ha raggiunto anche l’azienda dove lavorava, la Lafert spa di San Donà di Piave. «L’unica consolazione è che grazie a mio figlio qualcuno potrà vivere», sono le parole del padre in lacrime.

L’incidente sabato, attorno all’ora di pranzo. Dopo un inverno di limitazioni, finalmente la tanto attesa gita fuori porta sulla sua moto, con gli amici, direzione Piancavallo. Al ritorno, all’altezza della galleria Castaldia è uscito di strada perdendo il controllo della moto.

Il motociclista stava scendendo insieme a due centauri, in sella alla sua Triumph. Il gruppo ha imboccato la galleria quando il 37enne ha perso il controllo del mezzo, uscendo autonomamente di strada e urtando uno dei piloni in cemento.

La sua vita era la moto. Poi c’erano gli amici e le gite. Specializzato in elettromeccanica, lavorava alla Lafert di San Donà di Piave. «Quella di sabato – racconta il padre – era la sua prima uscita dopo il lockdown. Lo avevo visto venerdì, era venuto a mangiare, ci aveva mostrato la moto, era felicissimo di andare a fare un giro. Quando è successo l’incidente stava tornando, perché in alto avevano trovato freddo e avevano deciso di rientrare».

Andrea conosceva tutto delle moto: ogni meccanismo, ogni pezzo, ogni modello e ogni segreto. Per lavoro e per hobby. «Lavoro e moto, la sua grande passione. Sin da ragazzino ha sempre avuto motorini, scooter, poi le moto. L’ultima, quella con cui ha avuto l’incidente, l’aveva presa circa un anno fa e ne andava fierissimo». Il padre non trattiene le lacrime. «Era un ragazzo dal cuore buono».

La famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi. «Era sano, aveva un fisico perfetto e non aveva patologie, pertanto tutti gli organi in buono stato, verranno donati. L’unica consolazione di questa disgrazia enorme, è che grazie a lui, qualcuno riuscirà a vivere, è la sola che ci rimane».

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