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Assaltavano le pompe di benzina: sgominata una banda, un ricercato

Operazione internazionale della polizia: colpi a Porcia, San Vito, Arba e Martignacco. Il quarto complice annegato nell’Isonzo

PORDENONE. La banda delle ruspe, protagonista di ripetuti assalti ai distributori di benzina nel Nord Italia, è stata smantellata. Il gip Giorgio Cozzarini, su richiesta del pm Federico Baldo, ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli autori dei colpi alla pompa di benzina Conad di Porcia il 17 febbraio, all’impianto Q8 di San Vito al Tagliamento l’8 marzo, della spaccata nel bar e tabacchino annesso al distributore di Arba (bottino di 6 mila euro fra contanti e tabacchi) e al centro commerciale Città fiera di Martignacco, avvenuti il 25 marzo. Contando anche i furti satellite di auto (pure in provincia di Gorizia e a San Michele al Tagliamento) e di escavatori per perpetrare gli assalti e fuggire, si arriva a più di una trentina di capi di imputazione, fra i quali rapina, resistenza aggravata, danneggiamento. Il pm Baldo ha affidato l’indagine alla squadra mobile di Pordenone. Il questore Marco Odorisio e il commissario capo Andrea Rosato, dirigente della mobile, hanno illustrato i dettagli dell’operazione transnazionale che ha portato alla cattura degli indagati.



All’alba, ieri, sono state eseguite le misure, in Italia e Romania, sotto la supervisione del Servizio centrale operativo (Sco) e del Servizio cooperazione internazionale di polizia (Scip). Sono stati spiccati due mandati di arresto europei per i componenti della banda che si erano rifugiati in madrepatria. Uno (M.S., 21 anni) è riuscito a sottrarsi alla cattura. Iulian Gicu Dobre, 23 anni, di Bucesti, è stato arrestato. Maricel Borsan, 25 anni, è stato raggiunto in carcere a Trieste dall’ordinanza. Si trova dietro le sbarre dal 25 marzo: dopo un inseguimento al cardiopalma, finito con l’auto contro il guardrail a Peteano, era stato fermato dall’Arma, grazie a un’indagine congiunta delle compagnie di Gorizia e Pordenone. Borsan e Stanica Broasca, 27 anni, si erano tuffati nell’Isonzo. Borsan era stato ripescato in ipotermia, di Broasca, pure lui indagato per gli assalti, si erano perse le tracce. Finché, lo scorso 26 aprile, le acque del fiume non ne hanno restituito il cadavere.



L’indagine della polizia è partita dall’assalto al distributore di Porcia, sventato da una pattuglia della squadra volante in transito. Il questore Odorisio ha evidenziato la caratura criminale della banda, così «pericolosa» e «determinata» da mettere a repentaglio la pubblica incolumità, come ha confermato il gip nella sua ordinanza: gli autori degli assalti hanno lanciato gli estintori in corsa o hanno spruzzato le polveri contro le auto dei carabinieri (a Spilimbergo, dopo la spaccata di Arba e poi a Gorizia) e della polstrada (il 19 febbraio in autostrada dopo il furto a Monselice). Odorisio ha sottolineato che in un assalto compiuto in Veneto hanno anche minacciato i clienti con gli estintori.

Rosato ha ricostruito il modus operandi. Da Galati, in Romania, l’autista M.S. li portava fino al confine italosloveno. A piedi, per i campi, raggiungevano la provincia di Gorizia, dove rubavano auto e pick up per i colpi. Con una breve ricognizione notturna, individuavano prima i cantieri stradali e rubavano le ruspe, poi sceglievano le pompe di benzina nel raggio di pochi chilometri e sradicavano le colonnine del self service, impossessandosi dei contanti. Dopo il colpo fuggivano a bordo di altri mezzi rubati. In Slovenia, pochi giorni dopo, si rifaceva vivo l’autista, che li riaccompagnava in Romania. Utilizzavano per pochi istanti i cellulari, ma i detective, tramite le celle telefoniche, li hanno individuati e ne hanno seguito gli spostamenti. Gli inquirenti stanno rivisitando analoghi assalti ai distributori Q8 di Carpi (18 febbraio), Q8 di Paese (19 febbraio), Tamoil di Monselice (19 febbraio), Q8 di Este (20 febbraio), Ip di Robecco d’Oglio (22 febbraio) e Q8 di Breganze (24 febbraio) per capire se possano essere ricondotti alla banda. —
 

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