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Strada per il rifugio Marinelli, le associazioni diffidano la Regione

Cai, Saf, Italia nostra e Legambiente: vizio sulla procedura, il progetto va fermato. Il documento inviato alla Regione e alla Soprintendenza riguarda l’ultimo tratto 

PALUZZA. Un vizio nell’iter avviato per la realizzazione della strada per il Marinelli. A segnalarlo in una lettera di diffida sono i presidenti del Cai Fvg Silverio Giurevich, di Saf Fvg Enrico Brisighelli, Italia Nostra Renato Bosa e Legambiente Fvg Sandro Cargnelutti.



Il documento è stato spedito ieri al presidente della giunta regionale, all’assessore alla Montagna, al direttore della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e a quello del Servizio coordinamento generale e controlli della Regione. Il riferimento va al progetto per i lavori di ripristino della viabilità agro-silvo-pastorale Collina-Plotta in Comune di Paluzza, relativamente al tratto “C” che interessa il tracciato compreso tra l’inizio della salita situata nei pressi della centralina della Protezione civile e il rifugio Marinelli.

La richiesta è indirizzata alla Direzione centrale delle risorse agroalimentari, forestali e ittiche cui viene chiesto in sede di autotutela di procedere al riesame e alla revoca di quanto deciso nell’ambito della conferenza dei servizi sull’ultimo tratto del tracciato. «L’intero iter amministrativo – è la denuncia – è viziato da un reiterato errore sostanziale, poiché considera l’attuale viabilità una carrareccia o strada, mentre è solamente una mulattiera come si può evincere da estratti di guide e cartografie».



Non una questione di lana caprina, rammentano gli scriventi, visto che è diverso il regime di mobilità fra una mulattiera, riservata ad animali e persone, e una carrareccia, come lo sono le conseguenze sotto il profilo urbanistico. Al momento, l’accesso al rifugio sul versante interessato del progetto avviene su mulattiera, precisano le associazioni, eppure, nel carteggio viene indicato come “carrareccia”, quando non come “strada” o “viabilità carreggiabile”.



«Con la diffida – spiegano i firmatari –, ribadiamo la convinta opposizione alla conversione della storica mulattiera in un’inedita pista carrabile, respingendo la tesi che si tratti del puro recupero di una preesistente strada. Non ci sono ragioni che giustifichino la strada per motivi di sicurezza: il rifugio è raggiungibile da Collina e per quasi 6 mesi la zona non è transitabile causa neve. È un inutile sfregio di un ambiente di alta montagna, protetto dall’Europa e dal Comune di Paluzza. Uno spreco di denaro pubblico; bisogna iniziare a chiamare le cose con il loro nome». 

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