Covid, Gimbe: i numeri del Friuli migliori delle altre regioni. “In un mese ricoveri dimezzati. Copertura vaccinale insufficiente tra over 60”

UDINE. Scendono nuovi casi e decessi, in un mese si sono quasi dimezzati ricoveri e terapie intensive. Ancora oltre 5,6 milioni di persone "a rischio elevato di ospedalizzazione" che non hanno ricevuto la prima dose. Cartabellotta: "Revisione integrale del sistema rischia di divenire terreno di scontro governo-Regioni, che, ritardando la modifica normativa, potrebbero nel frattempo mandare in arancione alcune Regioni". 


I dati del Friuli Venezia Giulia

Nella settimana dal 5 all'11 maggio migliora in Friuli Venezia Giulia l'indicatore relativo ai «casi attualmente positivi per 100.000 abitanti» (sono 517) e si registra una diminuzione dei nuovi casi, pari al 29,9%, rispetto alla settimana precedente. Restano sotto la soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19, con una percentuale pari per entrambe pari a 11. È quanto risulta dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe sull'andamento della pandemia in Fvg. Tra gli altri dati in evidenza nel report, è pari al 14,2 la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo vaccinale, a cui si aggiunge un ulteriore 14,2% solo con prima dose.

I due dati sono rispettivamente al di sopra e al di sotto della media italiana (13%; 16,2%). La percentuale di over 80 che ha completato il ciclo vaccinale, riferisce Gimbe, è pari al 76,6%, a cui si aggiunge un ulteriore 12,7% solo con prima dose. Entrambi i dati sono sotto la media italiana, rispettivamente del 77 e 13%. È pari al 14,7% la percentuale di popolazione di età compresa tra i 70 e i 79 anni che ha completato il ciclo vaccinale, a cui si somma un ulteriore 46,3% solo con prima dose. Anche in questo caso, entrambi i dati sono sotto la media italiana, rispettivamente del 18,1 e 55,9%. Infine, i 60-69enni che hanno completato il ciclo vaccinale sono l'11,7%, a cui si aggiunge un ulteriore 21,7% solo con prima dose. Entrambe le percentuali sono sotto la media italiana, rispettivamente del 12,3 e 38,2%.

Il report nazionale

Rispetto alla precedente, il report segnala una diminuzione di nuovi casi (63.409 vs 78.309, -19%) e decessi (1.544 vs 1.826, -15,4). In calo anche i casi attualmente positivi (-12,1), le persone in isolamento domiciliare (-11,8), i ricoveri con sintomi (14.937 vs 18.176, -17,8) e le terapie intensive (2.056 vs 2.423, -15,1). “L’ulteriore calo dei nuovi casi settimanali – dice Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – riflette gli ultimi effetti di 6 settimane di un’Italia tutta rosso-arancione”. I trend, segnala la Fondazione, sono in riduzione in tutte le Regioni anche se continua, tuttavia, a salire leggermente l’Rt medio calcolato dall’Istituto Superiore di Sanità sui casi sintomatici a 14 giorni. “Si allenta ulteriormente anche la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – sia per la minore circolazione del virus che per i primi effetti della elevata copertura vaccinale negli over 80″.



L’Italia in zona gialla

In un’Italia ormai tutta gialla e con il governo che riflette su un ulteriore allentamento delle misure con contestuale riaperture anticipate rispetto alla tabella di marcia fissata a fine aprile, Gimbe segnala come, guardando alla percentuale di popolazione che non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino, “la copertura degli over 60 è complessivamente insufficiente”. Mentre solo il 9,9% degli over 80 non ha ricevuto neppure una dose, la percentuale sale al 25,9% della fascia 70-79 e, soprattutto, “al 49,6% per quella 60-69 anni”. In altri termini, oltre 5,6 milioni di persone “a rischio elevato di ospedalizzazione” sono ancora totalmente scoperte dalla protezione vaccinale.

“A fronte di percentuali così elevate di over 60 non ancora coperte dalla prima dose – continua Cartabellotta – da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno “costretto” ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRNA”. Il suggerimento della Fondazione, considerato che la campagna vaccinale sta entrando in una fase condizionata dall’adesione della popolazione, è quello di “integrare la prenotazione volontaria con un sistema a chiamata attiva, coinvolgendo in maniera sistematica e capillare i medici di famiglia e mettendo in campo un’adeguata campagna di comunicazione istituzionale e strategie di persuasione individuale”.

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