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Dopo aver superato il Covid dona un rene per evitare la dialisi alla sua compagna

Roberto Zilli e Ivana Rizzi, la coppia gemonese che ha fatto ricorso alla catena dei trapianti

GEMONA. Si era scoperto positivo al Covid–19 e questo gli aveva impedito di donare un rene per aiutare la sua compagna da anni legata alla dialisi, ma ora, a un anno da quando iniziò il lockdown, superato il virus ha potuto farlo e assicurare alla donna che ama una vita migliore.

È la storia di una coppia di gemonesi, quella composta da Roberto Zilli, 55 anni, e Ivana Rizzi, 58.

Nel marzo dell’anno scorso Roberto Zilli fu uno dei primi gemonesi a risultare contagiato: quella sfortuna non gli costò solo il dover affrontare le conseguenze del virus, l’isolamento e i timori che quella malattia ancora così poco conosciuta suscitavano in lui, ma anche l’impossibilità di donare il suo rene nella catena di donazioni organizzate dal centro trapianti di Padova che avrebbe permesso di salvare dalla dialisi la sua compagna Ivana.

«Era il 7 marzo – racconta Roberto Zilli – quando ci chiamarono da Padova dicendoci che il nostro rene era arrivato. Noi partimmo quella sera stessa, anche se io comunicai che avevo la febbre.

Arrivati al centro trapianti ci fecero i tamponi: io risultai positivo, Ivana no. Tuttavia, non solo io dovetti tornare a casa ma la stessa sorte toccò a lei che era già stata ricoverata per affrontare il trapianto.

Anche se il suo test era risultato negativo – sono le parole di Zilli –, il virus poteva ancora essere in fase di incubazione secondo il personale sanitario, e quindi non era possibile trattenerla in ospedale per sottoporla all’operazione».

Una doccia gelata per Roberto e Ivana che già dall’autunno precedente erano in attesa di quel trapianto dopo aver aderito al programma Deck-K del centro trapianti padovano, che permette di implementare i trapianti da donatore vivente tra coppie incompatibili come lo erano gli organi dei due gemonesi.

In pratica, Roberto avrebbe rinunciato a un rene che, in base alla catena, sarebbe stato messo a disposizione di una persona che ne aveva la necessità, e Ivana avrebbe ricevuto il suo rene compatibile da qualcun altro.

Ivana era affetta da una malattia ereditaria al rene che negli ultimi tempi non era più controllabile, e solo la disponibilità di un nuovo organo le avrebbe impedito di dover intraprendere il percorso della la dialisi.

Una prima risposta era arrivata a novembre, ma non era andata a buon fine. Ivana a gennaio dovette iniziare le cure e quella chiamata del 7 marzo le avrebbe finalmente offerto una nuova prospettiva di vita, ma la pandemia non lo permise.

La provvidenza è comunque ripassata a far visita alla coppia di gemonesi perché a febbraio è arrivata un’altra chiamata da Padova, e stavolta è stata quella giusta.

«Mi sono sottoposta al trapianto il 6 febbraio – racconta Ivana – e ora, dopo essermi ripresa dall’intervento, posso affrontare una vita normale. La dialisi mi avrebbe costretto ad andare in ospedale ogni due giorni».

Lo scorso 20 aprile è stata la volta di Roberto: stavolta è toccato a lui rinunciare a un suo rene in base all’impegno sottoscritto quanto ha accettato di far parte della catena.

«Mi rendo conto – racconta Roberto – che non è scelta facile perché rinunci a un tuo organo, ma questo non modificherà le mie abitudini come mi hanno spiegato i medici: potrò continuare a fare tutto quello che ho fatto finora, con una serie di prescrizioni sul cibo e sul consumo di bevande che riguardano tutte le persone attente alla propria salute.

Al di là di tutto questo – aggiunge Zilli –, sono felice perché così ho permesso alla mia compagna di avere una vita migliore rispetto a quella che la aspettava se avesse dovuto continuare ad andare in ospedale ogni due giorni per sottoporsi alla dialisi.

Se il Covid non ce lo avesse impedito un anno fa, probabilmente avremo potuto evitare tutti questi mesi di dialisi per lei».

Ciò che conta è che tutto si sia concluso per il meglio: la catena del dono di cui la coppia gemonese ha scelto di far parte li ha comunque aiutati a trovare prima una soluzione.

«Ora – commentano insieme –, finalmente possiamo andare in vacanza, sempre con le dovute attenzioni, ma affrontando una vita normale». —


 

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