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Falsi prosciutti dop, esclusa l’associazione a delinquere: due richieste di patteggiamento, quattro abbreviati

PORDENONE. Udienza fiume di cinque ore, lunedì 17 in aula De Nicola, per la maxi-indagine sui falsi prosciutti dop.

L’udienza preliminare, dinanzi al gup Rodolfo Piccin, è ripartita dopo oltre un anno di stop imposto dalla pandemia, che ha bloccato tutti i processi con un elevato numero di parti.

All’esame le posizioni di 23 indagati e 10 fra aziende e enti. Per altri 52 soggetti si è proceduto invece a citazione diretta.

Il 28 giugno la decisione del gup sulle richieste di rinvio a giudizio e sui riti alternativi.

Al vaglio due patteggiamenti, cinque richieste di messa alla prova e quattro processi in abbreviato.

La procura ha escluso l’ipotesi di associazione per delinquere, contestata in origine a 8 indagati su 24, sulla scorta dell’analoga pronuncia della Cassazione in sede cautelare.

Il pm Carmelo Barbaro, che ha ereditato il fascicolo dal collega Marco Brusegan, ha chiesto, per la sola associazione, il non luogo a procedere per insussistenza del fatto, mantenendo le altre accuse, ipotizzate a vario titolo nell’inchiesta, di frode aggravata in commercio, contraffazione del marchio dop, truffa per ottenere i contributi regionali.

La procura ritiene che siano stati utilizzati per la produzione dei prosciutti maiali di genetica non ammessa dai disciplinari o di peso superiore.

L’accusa più grave, il vincolo associativo, è dunque caduta per l’imprenditore sandanielese Stefano Fantinel, chiamato in causa nella veste di ex componente del cda di Gruppo carni friulane; il veterinario di Campoformido Aurelio Lino Grassi; Carlo Venturini, gemonese procacciatore di suini; l’ex consigliere di Gruppo carni friulane Sergio Zuccolo di Varmo; l’allevatore Renzo Cinausero di San Martino al Tagliamento; il produttore di insaccati Loris Pantarotto di Morsano; i dipendenti del macello di Aviano Michele Pittis di Codroipo ed Elena Pitton di Zoppola.

L’esclusione del vincolo associativo ha moltiplicato le richieste di messa alla prova, istituto che consente l’estinzione del reato in caso di esito positivo del percorso.

Cinque le istanze depositate dalle difese, ma su quattro il pm si è opposto.

L’ultima parola spetterà al giudice. Hanno chiesto la map Fantinel, Venturini, Giuseppe Peressini di San Daniele (prosciuttificio Testa & Molinaro), Tiziano Ventoruzzo di San Vito al Tagliamento (Gruppo carni friulane), Lucio Della Vedova di San Daniele.

Solo per Ventoruzzo il pm si è espresso a favore. La procura ha chiesto il non luogo a procedere per gli enti di controllo Istituto nord est qualità (Ineq) e Istituto Parma qualità (Ipq), in quanto cancellati dal registro delle imprese e l’estinzione del reato per Fausto Palmia, direttore generale dell’Ipq, in quanto deceduto.

Lunedì 17 è proseguita la discussione dei quattro abbreviati (l’allevatrice Nadia Di Giorgio di Remanzacco, Giuseppe Presacco di Rivignano Teor, i veterinari Elisa Borin di San Pietro di Feletto e Franco Pinardi di Pordenone).

Hanno chiesto di patteggiare invece Pittis e la società agricola Agrifarm di Fagagna.

Hanno affrontato l’udienza preliminare Francesco Ciani, direttore generale dell’Ineq, fra i primi a denunciare la situazione agli inquirenti; Carlo Del Stabile di Villa Vicentina; l’allevatore Silvio Marcuzzo di Buja; il consulente Franco Venturoso di Majano; l’allevatore Silvio Lizzi di San Vito di Fagagna; il responsabile dell’assicurazione qualità dell’Ipq Marco Sassi; il carabiniere Roberto Tramontini di Gradisca di Sedegliano (nei confronti di quest’ultimo è ipotizzata invece la rivelazione di segreti di ufficio). —

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