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Dove si vaccina di più e dove ci sono meno immunizzati in Friuli? I dati comune per comune e per fascia d’età

Nei casi estremi è stata organizzata la vaccinazione a domicilio. Il risultato è che la percentuale di over 80 vaccinata – pur variando da Comune a Comune – tocca in alcuni casi l’81 per cento del totale (come a San Pietro al Natisone), in altri l’85 per cento (a Grimacco), in altri ancora il 72,7 per cento (a Stregna) oppure l’86 per cento (a Tarvisio)

UDINE. Il 37 per cento della popolazione della provincia di Udine ha ricevuto almeno una dose di vaccino. E gli anziani sono stati i cittadini che hanno maggiormente aderito, compresi quelli che vivono nei territori di montagna che da noi sono stati particolarmente seguiti e assistititi mentre in altre regioni d’Italia tutto ciò non è accaduto.

Sono i dati che emergono dalla rilevazione compiuta dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (Asufc) che con i suoi nove distretti copre l’intero territorio provinciale. Il monitoraggio periodico dell’Asufc – quello da noi pubblicato risale al 12 maggio – analizza l’andamento in ogni singolo comune, però sono noti anche i dati per fascia di età.

E studiando nel complesso la distribuzione ci si accorge che i dati sono uniformi. Dunque non ci sono zone particolarmente in ritardo con la campagna vaccinale.

Ciò significa che la programmazione – nonostante molte difficoltà logistiche, soprattutto all’inizio – è stata condotta tenendo conto delle diverse esigenze di ogni singola zona della regione. In particolare le aree collinari e montane hanno richiesto un impegno particolare, per consentire anche a chi vive isolato e non si può muovere di arrivare a un punto vaccinale.
 

Nei casi estremi è stata organizzata la vaccinazione a domicilio. Il risultato è che la percentuale di over 80 vaccinata – pur variando da Comune a Comune – tocca in alcuni casi l’81 per cento del totale (come a San Pietro al Natisone), in altri l’85 per cento (a Grimacco), in altri ancora il 72,7 per cento (a Stregna) oppure l’86 per cento (a Tarvisio).


A Udine il dato è del 79,1 per cento. «Qui a San Pietro al Natisone abbiamo avuto numeri alti grazie all’impegno di tutti – sottolinea il sindaco Mariano Zufferli – , dai volontari agli assistenti sociali, ai medici di base che hanno anche eseguito vaccinazioni a domicilio.


Ma dobbiamo pure ricordare la Croce Rossa, l’Avos e gli assistenti domiciliari che hanno garantito il trasporto a chi non aveva mezzi propri». Gli altri sindaci delle Valli confermano che è stata creata una rete capillare che – giovandosi pure dell’apporto delle farmacie – ha consentito di soddisfare tutte le richieste di chi si voleva vaccinare, ma si trovava in difficoltà per motivi di età o di trasporto.
 

«Non abbiamo lasciato indietro nessuno – sottolineano con soddisfazione Francesco Romanut, sindaco di Drenchia, ed Eliana Fabello, primo cittadino di Grimacco – . Non ci sono state proteste. Grazie a tutte le componenti abbiamo raggiunto anche chi vive isolato». Analoghe difficoltà – se non superiori vista l’ampiezza del territorio – sono state vissute in Carnia, dove i paesi di montagna sono spesso lontani dal primo punto vaccinale e gli anziani possono essere privi di mezzi di trasporto.

L’impegno dei sindaci delle vallate ha consentito di aprire molti punti vaccinali, che proprio nei giorni scorsi hanno registrato numeri confortanti. Come è accaduto per il centro vaccinale di Val Degano e Val Pesarina attivato al centro socio-culturale di Ovaro, che ha calamitato 154 persone alla presenza dei quattro sindaci della vallata Lino Not (Ovaro), Erica Gonano (Prato Carnico), Stefano De Antoni (Comeglians) e Sandra Romanin (Forni Avoltri).

«In Carnia la macchina ha funzionato bene – commenta il sindaco di Treppo Carnico Ligosullo, Luigi Cortolezzis – e l’attenzione che abbiamo prestato agli anziani è importante. Dobbiamo ascoltare le loro necessità, stargli vicino. Anche in questo modo la gente di montagna può e deve rialzare la testa».

«Credo che non sia rimasto indietro nessuno – sottolinea Lino Not, sindaco di Ovaro – : tra farmacie, medici di base, assistenti sociali abbiamo cercato di raggiungere anche chi vive nelle frazioni più lontane. Chi voleva vaccinarsi è stato aiutato.

E i centri vaccinale di vallata hanno avuto buoni numeri, consentendo ai cittadini di immunizzarsi restando nella propria zona di residenza». Identico copione anche negli altri territori montani, dal Canal del Ferro fino a Tarvisio, dal Gemonese al Tarcentino e via via in tutte le altre zone.

«Abbiamo innanzitutto cercato di informare tutti i nostri residenti sull’utilità del vaccino – racconta Ivan Buzzi, sindaco di Pontebba – e poi, anche grazie al passa parola, abbiamo dato a tutti la possibilità di vaccinarsi.

Si sono impegnati i servizi sociali e i medici di base, abbiamo accompagnato con un pulmino al punto vaccinale di Tarvisio chi non aveva mezzi propri. Credo chi voleva immunizzarsi è stato seguito e aiutato».

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