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Vaccini al personale sanitario, Malattia: «Siamo agli ultimi posti in Italia»

Il presidente dei Cittadini: «La Regione si preoccupi dei rischi». Il vicegovernatore: le aziende stanno accelerando

UDINE. Nessun granchio del consigliere regionale Tiziano Centis secondo il leader dei Cittadini, Bruno Malattia, che dopo il botta e risposta tra il suo rappresentante nell’emiciclo di piazzale Oberdan a Trieste e il vicegovernatore con delega alla Sanità, Riccardo Riccardi, sulla delicata querelle dei lavoratori della sanità non ancora vaccinati è sceso in campo in prima persona.

Convocata ieri d’urgenza una conferenza stampa, Malattia ha messo in fila dati e previsioni normative rilevando che «il Fvg è l’ultima regione in Italia per le somministrazioni della prima dose di vaccino anti-Covid al personale sanitario e la terzultima per le vaccinazioni complete».

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Recuperare tempo
I dati impongono di recuperare il tempo perduto. Sì, perché secondo l’avvocato questo ha fatto la Regione: perso tempo, indicando impropriamente il termine del 31 dicembre 2021 per la vaccinazione obbligatoria dei sanitari quando invece «la legge impone l’obbligo di iniziare il percorso in tempi serrati, di effettuare la ricognizione di chi è vaccinato e chi no e di invitare questi ultimi a inviare in tempi stretti la richiesta di provvedere all’immunizzazione o viceversa di chiarire le ragioni che li potrebbero esonerare dall’obbligo. In 50 giorni, perché tanti ne sono passati dall’entrata in vigore del decreto Draghi, la nostra Regione non ha fatto nulla di tutto questo. Li ha trascorsi a formulare il testo da inviare ai sanitari delle aziende». Che sono, ha evidenziato ancora Malattia, solo una parte della platea investita dall’obbligo vaccinale stando al decreto del 1 aprile.

I numeri
I sanitari non ancora vaccinati in Fvg sono circa 5.500 ma a sentire il fondatore dei Cittadini si tratta solo della punta dell’iceberg. «Il numero è molto più ampio se contiamo che la vaccinazione è obbligatoria per tutti gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario. Parliamo quindi di un numero che può tranquillamente arrivare vicino alle 10 mila unità». Il numero è calcolato a spanne, utile al solo scopo di far comprendere come la platea sia di molto superiore alle 5.500 unità.


Regione bocciata
«Riccardi giustifica i ritardi tirando in ballo le comunicazioni inviate da diversi studi legali che minacciano cause da parte degli interessati – ha proseguito Malattia –. Io credo che un assessore alla Salute si dovrebbe preoccupare dei rischi che corrono i cittadini che devono accedere a strutture sanitarie correndo il rischio di vedersi contagiare da medici e infermieri. Se questo succederà, le lettere che arriveranno dagli avvocati saranno di altra natura, citazioni con richiesta di risarcimento dei danni».

La replica
«Ho troppa stima per l’avvocato Malattia per non rispondergli» ha replicato ieri il vicegovernatore ribadendo che la situazione sul trattamento dei dati personali è controversa e che nonostante i pacchi di diffide sulla loro gestione «le aziende stanno accelerando il lavoro nei confronti di quelli che si devono e possono vaccinare. Abbiamo visto i risultati di quest’attività nel tempo e speriamo che il numero cresca ancora». Quanto al numero dei non vaccinati, «è Centis che mi ha chiesto il numero dei dipendenti delle aziende sanitarie e quelli ho dato».

Vaccinazione obbligatoria
Sul tema delle vaccinazioni obbligatorie è intervenuto anche presidente del coordinamento regionale Opi Fvg, Luciano Clarizia, che ha annunciato la linea dura nei confronti degli iscritti agli ordini che non volessero vaccinarsi. «Provvederemo a chiamare questi colleghi chiedendo spiegazioni e attivando, ove necessario, le commissioni di disciplina che potranno sospenderli o radiarli in modo da dargli tutto il tempo di capire che forse hanno sbagliato professione». Opi è convinto però che i numeri degli infermieri non vaccinati in Fvg «non siano poi così elevati come riportato dai mezzi di informazione». Fatta una verifica con il dipartimento di prevenzione risulta infatti a Clarizia che diverse persone siano state vaccinate ma non ancora in elenco, che altre siano nei tre mesi post Covid in cui l’immunizzazione è sconsigliata e altre si siano prenotate. «Entro una decina di giorni – chiude – il dipartimento di prevenzione finirà la verifica, poi segnalerà alle direzioni il personale che non risulta vaccinato».

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