Il giro in Friuli Venezia Giulia, il saluto del direttore della corsa

Siamo di casa, qui troviamo la passione



Il Giro d’Italia ritorna in Friuli Venezia Giulia molto volentieri semplicemente perché si sente a casa da queste parti. Qui si respira a pieni polmoni la grande passione della gente, la competenza e l’entusiasmo di organizzatori come Enzo Cainero e l’appoggio delle istituzioni che, a tutti i livelli e di tutti i colori politici, supportano con entusiasmo questo evento. Conosco bene il carattere dei friulani, sin da quando arrivai dalle vostre parti come volontario dopo il terremoto o feci parte dello staff del mitico Giro del Friuli.


Quel carattere, quella competenza si vedono tutti nel rapporto florido tra Giro d’Italia e la vostra regione. Solido, indissolubile. La Corsa Rosa da sempre cerca nuove frontiere, con coraggio, con lucida follia. Una di queste frontiere (di successo) è stata proprio lo Zoncolan. Torniamo su una montagna in poco tempo diventata mito, grazie al Giro. Si affronterà il versante di Sutrio, proprio come accade per il “primo Kaiser” nel 2003.

Una salita diversa rispetto al versante di Ovaro, solo all’apparenza più facile. Il fatto che ci sarà anche il pubblico a bordo strada, grazie al piano ambizioso portato avanti da Comitato tappa, Regione e forze dell’ordine, che approfitto per ringraziare, in un periodo così difficile come questo, è la notizia più bella.

E non è finita. Domenica la Grado-Gorizia sarà ricca di significati. Sportivo, perché il circuito finale è da campionato del mondo, politico e culturale. Gorizia e Nova Gorica, unica città europea della cultura 2025, sono al centro dell’Europa, unite anche grazie al grande ciclismo. E al Giro. Buon divertimento.

*direttore del Giro d’Italia
 

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