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Esposto alla Corte dei conti sul depuratore dell’ex Cipaf

Il tecnico Enzo Riva: «Opere inutili e difettose per 3,2 milioni, un danno erariale». La segnalazione arriva a distanza di sette anni dal pronunciamento del giudice

OSOPPO. Quattro anni di indagini sul Consorzio per lo sviluppo industriale ed economico dell’Alto Friuli, oggi Cosef, ipotesi di reati che andavano dall’abuso d’ufficio alla violazione di norme in materia ambientale e una conclusione davanti al gip che dichiarava prescritto l’uno, e archiviato l’altro.

A distanza di 7 anni da quel pronunciamento, la vicenda delle opere che il Cipaf decise di realizzare nel contesto del sistema di depurazione consortile che serve la zona di Buja e Osoppo potrebbe tornare al vaglio dei magistrati. A richiederlo con un esposto alla Corte dei conti è il bujese Enzo Riva, ex capotecnico delle Ferrovie dello Stato che da anni raccoglie materiale sulla vicenda.


L’inchiesta

La vicenda giudiziaria scaturì nel 2011 da un esposto che Leandro Taboga, responsabile per un ventennio della gestione del depuratore principale, con il Codacons inoltrò alla Procura di Tolmezzo, chiedendo che venisse accertata la correttezza del progetto di adeguamento del depuratore alle prescrizioni della Provincia di Udine.

La Procura ordinò una perizia tecnica sul progetto delle nuove opere che evidenziò alcune criticità progettuali e formulò, a carico del Cda del Cipaf, le accuse di abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture, determinandone poi le dimissioni in blocco. A mettere un punto alla vicenda fu il pronunciamento del giudice nel 2014.

Le opere

Nell’esposto inviato alla Corte dei conti Riva definisce «ingiustificata l’archiviazione, nel 2014, dell’indagine giudiziaria riguardante l’ipotesi di abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture formulate dalla Procura della Repubblica di Tolmezzo sulla base di una perizia tecnica riguardante il progetto esecutivo definitivo di nuove opere, del costo di 3,2 milioni di euro, che il consorzio aveva deciso di realizzare nel contesto del sistema di depurazione consortile.

Secondo gli esperti della Procura, tali opere sarebbero state difettose e inutili. Pertanto, una volta realizzate, la funzionalità e l’utilità di questi manufatti dovevano essere verificate al fine di accertare la sussistenza delle ipotesi di reato». Le indagini, secondo Riva, si sono canalizzate sulla ricerca di inquinamento, «mediante una super perizia, nel canale di scarico del depuratore principale, che non c’entrava nulla con le contestazioni».

La superperizia evidenziò che le acque in uscita dal Cipaf non inquinavano e le ipotesi accusatorie caddero.

Le richieste

Ora l’esposto chiede «che venga disposta la verifica della funzionalità e della utilità delle opere oggetto di specifiche indagini. La Corte dei conti dovrebbe – evidenzia Riva –, verificare la sussistenza di colpa grave, visto che il Cda del Cipaf ha realizzato le opere nonostante fosse a conoscenza dell’esistenza di gravi criticità progettuali, segnalate ripetutamente dal responsabile della gestione e dello sviluppo tecnologico del depuratore principale». Opere, aggiunge Riva, «difettose e inutili come già evidenziato dai consulenti della Procura.

Il Cipaf infatti era tenuto ad adeguare il depuratore alle prescrizioni impartite alla Provincia prescrivendo alle aziende servite di eliminare dalla rete fognaria gli scarichi di acque di raffreddamento, quelli delle acque meteoriche per trattarle internamente, realizzare un sistema di grigliatura per le acque piovane e un depuratore biologico, con un investimento di 150 mila euro, ma il consorzio non si attenne alle prescrizioni e decise di raddoppiare il depuratore».

Da qui la richiesta di verificare la sussistenza «di un danno erariale determinato da comportamenti irrispettosi della finanza pubblica attraverso costosi manufatti». Cita fra questi l’addensatore del fango, sul quale l’esposto suggerisce una verifica tecnica. 

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