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Chiude l’ultimo reparto per positivi: ora l'ospedale si concentrerà sugli strascichi del “long Covid”



Chiuderà ufficialmente oggi la pneumologia Covid dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone.


Gli ultimi tre pazienti accolti nei locali da positivi si erano negativizzati alla fine della settimana scorsa e con la loro dimissione, o trasferimenti in altra struttura, si è chiusa la partita, almeno per questa fase. Eventuali ulteriori pazienti positivi che necessitassero di un ricovero dovrebbero essere trasferiti nel reparto di infettivologia dell’ospedale di Udine.

La lotta al coronavirus, però, non è finita. Uno dei problemi con cui dovrà fare i conti l’Azienda sanitaria Friuli occidentale, così come il sistema nazionale, è il “long Covid”: anche quando il tampone stabilisce la guarigione dall’infezione, non sempre il risultato significa la fine di tutti i problemi. Si registrano, infatti, in alcuni pazienti sintomi che vengono considerati dal personale sanitario come una conseguenza della malattia e che la scienza ha ricondotto sotto la dizione “long Covid”.

Già il ministro della salute Roberto Speranza aveva proposto uno stanziamento di 50 milioni di euro per la presa in carico gratuita di questi pazienti, sottoponendoli a esami e terapie.

Il consigliere regionale Emanuele Zanon, del Movimento Regione Futura, ha presentato una interrogazione a risposta immediata in consiglio regionale chiedendo che cosa stia facendo il sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia per dare risposta a questo tipo di problematica.

Il vicepresidente della Regione, con delega alla Sanità, Riccardo Riccardi ha chiarito anche per ciò che riguarda la Asfo (Azienda sanitaria Friuli occidentale) che cosa si sta facendo ora per questo tipo di pazienti.

L’azienda sanitaria pordenonese, attraverso il reparto di pneumologia, ha attivato controlli clinico-funzionali dopo la dimissione valutando volta per volta i tempi dei controlli sulla base delle condizioni cliniche di ciascun paziente (per un periodo che va da tre a sei mesi dalle dimissioni). Questo “follow up” si basa su esame radiologico (di solito una Tac toracica ad alta definizione), spirometria globale, test del cammino e visita pneumologica.

Per i pazienti che hanno superato il Covid, ma che ne hanno necessità, dalla scorsa estate c’è la possibilità di effettuare la riabilitazione respiratoria a Sacile. Per quelli che sono stati dimessi con l’ossigeno a domicilio, sono seguiti i protocolli di controllo clinico-emogasanalitico che lo pneumologia effettua normalmente all’ambulatorio dell’ossigeno nei distretti.

Zanon ha espresso soddisfazione per la risposta, ma ha auspicato che le prestazioni siano omogenee in tutta la regione e sottolineato che il sistema sanitario regionale «è investito dalla responsabilità di occuparsi di questi pazienti, monitorarli, garantire loro un adeguato follow up e l’erogazione esente da ticket di prestazioni di specialistica ambulatoriale che rientrino nei livelli essenziali di assistenza». —





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