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Il vaccino in farmacia, firmato il protocollo: ecco quando si parte e come funzionerà

UDINE. Firmato il protocollo per il via libera delle vaccinazioni nelle farmacie italiane. Ma perché tutto diventi reale servono accordi tra le Regioni e Federfarma territoriali in merito alle modalità di erogazione. Il protocollo statale ricalca quasi totalmente quello adottato in Francia dove i farmacisti da mesi partecipano alla campagna di vaccinazione.

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Da definire ancora il metodo di prenotazione del vaccino perché la competenza è regionale. E qui si inceppa il meccanismo: la tesi più accreditata è quella che prevede la prenotazione direttamente in farmacia tramite tessera sanitaria, sulla scia di ciò che gia avviene con i tamponi rapidi.

I numeri in Italia. Attualmente sono quasi 12 mila le farmacie pronte a svolgere la campagna di vaccinazione in tutta Italia ma il numero è destinato a crescere . Queste sono le previsioni di Federfarma che ha messo a punto anche le regole per la logistica. «L’inoculazione del vaccino avverrà in farmacia o in strutture pertinenziali adiacenti alla farmacia — spiega Marco Cossolo, presidente Federfarma — Non servirà la presenza di un medico. I nostri farmacisti sono formati e preparati anche a un’eventuale reazione anafilattica immediata: in quei casi (assoltamente remoti) disporranno dell’adrenalina che è un farmaco da banco. Invece gli, altrettanto rari, eventi avversi si sviluppano solo a distanza di tempo e richiedono sempre l’intervento del 118».

L’accordo in Fvg. «Sì, le farmacie partiranno a giugno – aveva confermato nelle scorse settimane Luca Degrassi, presidente Federfarma del Fvg – e compatibilmente con l’arrivo e la disponibilità dei vaccini potremo intensificare la nostra attività. Si tratta di un risultato importante perché potremo metterci a disposizione dei cittadini che hanno difficoltà a recarsi nei centri vaccinali per i motivi più diversi». Una farmacia che ha sede in una località di montagna faciliterebbe per esempio chi vive a chilometri di distanza dai cosiddetti “hub” vaccinali, ma potrebbe risultare “attraente” anche una farmacia che ha sede in città e che viene vista dai clienti abituali come un punto a cui rivolgersi con fiducia.

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«Per noi farmacisti del Friuli Venezia Giulia è stato confortante vedere che siamo i primi in Italia per prenotazioni raccolte – ha sottolineato Degrassi – , il che conferma che abbiamo fatto un buon lavoro, che i cittadini hanno apprezzato la nostra assistenza e i servizi forniti. Ci siamo messi a disposizione nella lotta contro il virus sia appunto con la raccolta delle prenotazioni, sia nell’esecuzione dei tamponi. Ora ci teniamo a essere ancora d’aiuto. Per questo 240 dei 400 farmacisti della nostra regione si sono detti subito pronti a vaccinare e in duecento hanno già completato i corsi di formazione. In molti stanno facendo pratica negli hub vaccinali, per esempio a San Vito al Tagliamento e a Sacile. Altri colleghi saranno pronti prima di giugno e forse se ne aggiungeranno altri».

Le complessità, però, restano. «Le farmacie devono avere uno spazio adeguato per l’esecuzione dei vaccini – ha detto il presidente Fvg – che richiedono l’area di accoglienza, quella di somministrazione e quella di monitoraggio. Se la farmacia è grande non ci sono problemi, altrimenti potrebbero essere utilizzati anche i gazebo che in molti hanno allestito all’esterno per l’esecuzione dei tamponi».

Ma se un medico base avesse bisogno di appoggiarsi a una farmacia per eseguire una vaccinazione? «L’accordo non prevede questa ipotesi – dice Degrassi – , ma è sottinteso, tanto che abbiamo avanzato alla nostra Regione la proposta di poter ospitare nelle nostre strutture anche personale medico per vaccinare».

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