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Udine, l’ultimo atto dei lavori al Carnera: bocciato in Appello il ricorso di Palazzo D’Aronco, il Comune dovrà pagare 67 mila euro

UDINE. Riduttivo definire telenovela la sudata ristrutturazione del palasport Carnera.

Conclusi nel 2017, i lavori erano iniziati cinque anni prima, ma risale addirittura al 2006 il primo progetto di restyling.

I quattro anni di puntate in più si devono alla vicenda giudiziaria che s’era innescata nel 2005, quando tanto il Comune quanto la Polese spa di Sacile (che si era aggiudicata l’appalto da 3,2 milioni di euro) in associazione temporanea con la Mecoin di Messina) avevano chiesto che fosse dichiarata la risoluzione del contratto di gara per «inadempimento» della controparte.

L’ultimo atto nelle scorse settimane, con la sentenza della Corte d’Appello di Trieste (Giuseppe De Rosa presidente, Linalisa Cavallino e Carla Lendaro a letere) che ha sostanzialmente confermato il pronunciamento di primo grado, condannando Palazzo D’Aronco a farsi carico della totalità delle spese di causa dovute ai professionisti incaricati della progettazione e direzione dei lavori e alle loro compagnie assicurative.

Recupero by Flavio Nanut

Il Comune dovrà così liquidare (lo farà nei prossimi giorni, dopo che il Consiglio comunale nell’ultima seduta ha approvato la delibera relativa ai debiti fuori bilancio) 15 mila euro alla Conti e associati srl e altrettanti all’associazione temporanea d’impresa tra la Pras tecnica edilizia srl e la Pras consulting.

Altri 15 mila euro dovranno essere riconosciuti alla compagnia assicurativa dei professionisti. Ma perché vennero coinvolti progettisti e direttore dei lavori?

Lo stop all’intervento, finalizzato all’ottenimento del certificato prevenzione incendi, fu determinato a un problema legato alla progettazione della sistemazione del tetto.

La Polese, che aveva azionato la vertenza, addossò all’amministrazione comunale la responsabilità, e quest’ultima, costituitasi in giudizio, contestò a propria volta la colpa alla società.

Nel farlo, la prima chiese un risarcimento per complessivi 2.589.538,30 euro, mentre la seconda chiamò in causa i professionisti incaricati della progettazione e direzione dei lavori, per essere sollevata in caso di condanna.

La sentenza di secondo grado, che ha sostanzialmente ricalcato quella emessa in primo grado nel 2019 dal Tribunale di Udine, mette la parola fine alla vicenda giudiziaria, considerato che né il Comune né la Polese hanno scelto di ricorrere in Cassazione.

Ai 45 mila euro dovuti ai professionisti e alle loro assicurazioni vanno aggiunte pure le spese processuali, che la corte ha deciso di compensare tra Palazzo D’Aronco e la spa sacilese, per un ammontare complessivo che arriva a 67 mila euro. —
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