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Lezioni in estate, quali scuole hanno detto sì in Friuli Venezia Giulia | L’elenco comune per comune

Solo 63 su 167 istituti statali, 8 paritari e un centro per adulti si sono candidati

UDINE. La scuola aperta d’estate convince a metà: dopo aver incassato i primi 2,8 milioni di euro, assegnati agli istituti statali sulla base del numero degli alunni, meno della metà dei dirigenti scolastici ha presentato i progetti per ricevere i fondi Pon, quelli destinati alla realizzazione di progetti d’intesa con le istituzioni, enti, pubblici e privati o del terzo settore.

In regione solo 63 delle 167 scuole statali si sono candidate per ricevere parte dei 320 milioni di euro che, a breve, saranno ripartiti tra le 5.800 realtà che hanno fatto richiesta a livello nazionale. Alle 63 statali si aggiungono otto paritarie e un Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia).

 


Il piano scuola per l'estate 2021
Il Piano “La scuola d’estate” si divide in tre linee di intervento: attraverso la prima, in regione sono già stati distribuiti 2.829.123 dei 150 milioni di euro disponibili, per consentire ai presidi di pagare prestazioni aggiuntive del personale scolastico o per acquistare beni e servizi. Il compenso orario riconosciuto agli insegnamenti per l’attività aggiuntiva rispetto all’orario obbligatorio sarà pari a 50 euro per i corsi di recupero, 35 per l’insegnamento e 17 per ore non di insegnamento.
 

Il personale Ata invece percepirà importi più bassi: ai collaboratori scolastici e agli istruttori saranno riconosciuti 12,50 euro l’ora, 14,50 agli assistenti amministrativi e 16,50 ai coordinatori amministrativi e ai tecnici. La seconda linea di intervento prevede, invece, «l’assegnazione di 40 milioni di euro da impiegare entro dicembre per sanare l’insuccesso scolastico, mentre altri 320 milioni di cui l’80 per cento finirà al sud e il 20 per cento al nord, saranno distribuiti alle scuole che entro venerdì scorso hanno presentato i Pon, una progettazione di tipo europea. Progettazione che stenta a decollare nonostante tutti la considerino «un’opportunità interessante» per organizzare corsi di recupero e definire i piani di comunità. Non ultimi i centri estivi che al momento vengono organizzati dai Comuni anche attraverso le cooperative.



I progetti
Proprio perché l’obiettivo è evitare di creare doppioni, diversi dirigenti scolastici hanno deciso che non era il caso di spendere tempo ed energie per buttar giù, all’ultimo minuto, un progetto che non avrebbe consentito di fare il salto di qualità. «L’idea è buona, ma non si può inventare in pochi giorni un programma. Le scuole non hanno personale a sufficienza per farlo» sottolinea il segretario regionale della Flc-Cgil, Adriano Zonta, secondo il quale a fine giugno, alla scadenza dei contratti Covid e dei precari, i presidi si troveranno a gestire le scuole con il 15-20 per cento di insegnanti in meno. Anche gli amministrativi sono ridotti all’osso: «Devono chiudere l’anno e procedere con le nomine. Purtroppo – insiste Zonta – parte di questi soldi rischia di essere mal riposta». Pure la segretaria regionale della Cisl-scuola, Concettina Cupani, promuove l’idea, si dice certa che le scuole faranno la loro parte anche se «da parte delle famiglie e degli studenti sembra non esserci interesse».


I nodi da sciogliere
Livio Bearzi, il dirigente scolastico dell’Isis Paolino d’Aquileia di Cividale e dell’Istituto comprensivo di Comeglians, a esempio, ha rinunciato ai progetti Pon: «Sono complessi con scadenze ravvicinate che ci avrebbero messo in difficoltà, abbiamo preferito puntare sulle risorse già arrivate per i corsi di recupero» spiega dopo aver valutato che la maggior parte delle attività previste era già coperta con i centri estivi comunali».

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