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Accusato di aver fatto sesso con una minore sotto uso di droghe: assolto

Il pm aveva chiesto la condanna a 8 anni e 6 mesi. La difesa soddisfatta: non conosceva i problemi della ragazza 

AQUILEIA. A sentire la requisitoria del pubblico ministero, Ilaria Iozzi, la colpevolezza dell’imputato era stata provata al di là di ogni ragionevole dubbio.
 

Sesso e droga con una minorenne, questo gli si contestava e per questo avrebbe dovuto essere condannato a una pena che, scontata di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato, era stata indicata in 8 anni e 6 mesi di reclusione e 40 mila euro di multa. Tanti, specie di fronte a una ricostruzione che, a parere del giudice, aveva lasciato invece aperti tanti dubbi e troppi spazi di incertezza.


E così, dopo quasi due ore di camera di consiglio, si è deciso per l’assoluzione. A tutto campo, per entrambe le ipotesi di reato, «perché il fatto non sussiste», benché con la formula del dubbio, ha scandito il gup di Gorizia, Carlo Isidoro Colombo, leggendo il dispositivo al termine dell’udienza.


La sentenza che ha prosciolto Elia Nocent, 31 anni, di Aquileia, dalle accuse di violenza sessuale, aggravata dal fatto di essere stata compiuta ai danni di una minorenne, e di cessione di sostanze stupefacenti, è stata emessa nella tarda serata di ieri al Tribunale di Gorizia.
 

E cioè a poco più di tre anni dagli episodi che lo avevano fatto finire nei guai. «Accuse infamanti», aveva detto durante la discussione la difesa, rappresentata dalle avvocate Maria Elena Giunchi e Isabel Lombardi, soddisfatte del verdetto «che – hanno commentato – riabilita finalmente il nostro assistito».


Le indagini da parte degli inquirenti erano partite a seguito di una segnalazione della madre della giovane, una friulana nel frattempo diventata maggiorenne e che nel procedimento si era costituita parte civile con l’avvocato Roberto Mete, sostituito ieri in aula dal collega di studio Alessio Bozzi Parutto.


Di fronte allo stato confusionale manifestato dalla figlia al rientro da tre giorni trascorsi in compagnia dell’uomo che l’aveva riaccompagnata a casa, aveva dovuto chiedere l’intervento dei carabinieri. Che, non riuscendo a loro volta a calmarla, avevano chiamato il 118.


Gli accertamenti che ne erano seguiti avevano portato la Procura di Gorizia a formulare nei confronti di Nocent, che l’aveva portata con sé nella casa di un amico, a Cormons, entrambe le ipotesi di reato.


Vittima due volte, secondo gli inquirenti: delle cessioni di droga (anfetamina, metanfetamina/ecstasy, cannabinoidi, metadone, chetamina e marijuana) e degli abusi che avrebbe subìto (per un totale di almeno tre episodi, tutti senza il consenso della minorenne) in condizioni di vero e proprio «stato di incoscienza».


Tutt’altra la versione proposta dai legali, grazie anche alla serie di dichiarazioni di persone a conoscenza dei fatti raccolte nel fascicolo di indagini difensive prodotto al giudice insieme alla memoria.


«Il compendio probatorio non era tale da giustificare una sentenza di condanna – ha osservato l’avvocata Giunchi –. Il nostro assistito nulla sapeva del passato problematico della ragazza, già compromesso dalla frequentazione di certi ambienti, e ha finito per peccare di ingenuità». 

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