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La Carnia piange il maestro orafo Romano Pellegrina

Aveva 72 anni ed era malato da qualche mese. Fu lui a realizzare il gugjet, il cuore simbolo della Carnia

TOLMEZZO. La Carnia piange il maestro orafo Romano Pellegrina, talento raro e innovativo: lascia un patrimonio d’idee che sprona la sua terra a tradurre le radici in opportunità. Con la moglie Anna impreziosì, attualizzandoli, alcuni oggetti esposti al Museo carnico, come il gugjet (il cuore simbolo della Carnia)o la moneta di Jacopo Linussio, che dal 1991 ha rilanciato trasformandoli o in un gioiello o in un omaggio istituzionale (ne giunsero anche al Papa e al Presidente della Repubblica).

Sapeva guardare lontano Romano Pellegrina e credeva nel lavoro di squadra. Dal 2012 trovò un alleato per la promozione del gugjèt nell’allora assessore comunale (oggi deputata) Aurelia Bubisutti: coinvolsero colleghi di altri settori per valorizzarlo. Nel 2020 Romano entrò anche nel direttivo della Pro loco. Fino agli anni Ottanta insegnò educazione artistica in varie scuole medie della Carnia.

I funerali saranno celebrati mercoledì 26 maggio, alle 15, nella chiesa di Rigolato partendo dall’ospedale di Tolmezzo, dove Romano Pellegrina si è spento a 72 anni a causa di una malattia. «È scivolato via sereno» dice la moglie Anna, che gli è stata accanto fino all’ultimo. Originari entrambi di Rigolato, coetanei e complementari anche nel lavoro, sabato prossimo avrebbero festeggiato 45 anni di matrimonio.

Pellegrina lascia la madre Ester, i figli Fabio ed Elisa. Con la moglie Anna, per 40 anni, ogni giorno Romano ha aperto a tutti il suo laboratorio in piazza Mazzini, a Tolmezzo. Non perdeva occasione per spronare iniziative e assieme alla moglie fu in prima linea su tanti fronti, tra cui salvare la festa del Borgat, rilanciare la cena dei borgatari, donare le iniziali in oro ai primi nati dell’anno. Aveva tre passioni: la famiglia, il lavoro e la Carnia.

Dopo il Magistero d’arte a Venezia, diventò anche perito maestro d’arte in oreficeria ed era abilitato all’insegnamento. Dalle sue mani prendevano forma gioielli unici. I suoi gugjets sono richiesti anche in Australia, Giappone, Canada, Usa. La moglie Anna ci tiene che il lavoro di 40 anni abbia un seguito. Per ora continuerà l’attività, così come deciso assieme al marito, poi cercherà qualcuno cui passare il testimone. «Vorrei – afferma – qualcuno interessato al laboratorio, speriamo venga colta questa opportunità».

Bubisutti è addolorata. «Quando ho avuto l’idea di promuovere il gugjèt – ricorda – mi ha seguita in tutto il percorso, perché lui aveva una conoscenza molto più approfondita. Gli sono molto riconoscente e sono certa che sua moglie continuerà. Romano era radici, manualità, artigianalità e ricerca del bello».

Per la vicesindaco Fabiola De Martino «la comunità perde un maestro che ha fatto fiorire iniziative importanti. Era una persona con la voglia di fare, sempre collaborativa, di buon umore. Ci mancherà tantissimo. Si sentiva parte di una comunità e per essa agiva con la sua arte e con il suo ruolo». 


 

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