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Muore per un’infezione, esposto della moglie

Chiesti l’autopsia e il sequestro delle cartelle cliniche per accertare se l’operaio di 46 anni si sarebbe potuto salvare

POLCENIGO. Se l’infezione gli fosse stata diagnosticata prima, si sarebbe potuto salvare? È quanto ha domandato alla procura la moglie di Paolo Zoldan, 46 anni, operaio specializzato di Polcenigo, deceduto il 27 aprile all’ospedale di Pordenone dopo un’odissea di 5 mesi.

La vedova, assistita da Studio3A, ha presentato un esposto ai carabinieri di Polcenigo all’indomani della tragedia. «La drammatica vicenda, al di là del fatto che vengano o meno riscontrate responsabilità dei sanitari, mette in luce quanto in quest’ultimo anno sia stata sacrificata l’assistenza ai pazienti dalla medicina di base e dalle strutture ospedaliere, totalmente assorbite dalla lotta al Covid», ha osservato lo Studio 3A in una nota.

«L’azienda sanitaria – ha replicato il direttore generale di Asfo Michele Chittaro – ritiene che gli operatori si siano mossi correttamente. Letta la documentazione medica, non ravvisiamo nessun estremo di errore. Spetterà alla magistratura ora fare le sue valutazioni».

Ecco la ricostruzione dell’esposto. Zoldan ha cominciato ad accusare forti dolori alla schiena alla fine di novembre 2020. Si è rivolto al medico di famiglia, che ha ipotizzato un problema muscolare, gli ha prescritto un tampone, risultato negativo e alcuni giorni di malattia. Il dolore non si è placato. Il quarantaseienne è finito al pronto soccorso di Sacile, dove gli hanno diagnosticato una broncopolmonite.

Alla visita di controllo, dopo un mese, la lastra ha evidenziato qualcosa: i medici hanno ricondotto la traccia a una cicatrice lasciata dalla broncopolmonite. Il malessere è proseguito. Zoldan si è rivolto più volte al medico di base e al suo sostituto, poi ha cambiato medico di famiglia, si è recato al pronto soccorso di Pordenone due volte. Sono emersi problemi cardiaci e un’anemia. Solo il 17 marzo, quando è stato ricoverato, si è scoperta la causa della spossatezza: un’infezione da enterococco, ormai estesa agli organi vitali e inoperabile.

La terapia antibiotica non ha dato gli esiti sperati. «La moglie – ha spiegato lo Studio3A – chiede di profondere il massimo sforzo per salvare il marito, ha l’impressione che sia abbandonato dai sanitari, ma le rispondono che non c’è il personale sufficiente per fare di più. Dopo Pasqua le sue condizioni precipitano, fino al recente, tragico epilogo».

Nell’esposto è stato chiesto di chiarire con l’autopsia e l’esame delle cartelle cliniche le cause del decesso e accertare eventuali profili di responsabilità in capo ai sanitari che hanno avuto in cura Zoldan. 

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