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La storia infinita del Carnera, ancora esborsi per i lavori al palazzetto: conto da 209 mila euro al Comune

UDINE.  No, che non è finita la telenovela giudiziaria collegata ai lavori di ristrutturazione del palasport Carnera. Perché per una controversia che si chiude – quella azionata dalla “Polese spa” di Sacile e conclusa nelle scorse settimane con la conferma in secondo grado della condanna del Comune di Udine a farsi carico della totalità delle spese di causa dovute ai professionisti e alle loro compagnie assicurative, per complessivi 45 mila euro (saliti a 67 mila con l’aggiunta delle spese processuali compensate con la società) -, un’altra ha da poco tagliato il traguardo del primo grado e, qualora palazzo D’Aronco dovesse valutarne l’opportunità, potrebbe a sua volta essere riproposta in appello.

Il conto, questa volta, è più salato, ma poteva andare peggio, a giudicare dalla richiesta con cui la “Riccesi spa”, oggi “Co.gg spa - Costruzioni generali giuliane”, assistita dall’avvocato Luca Ponti, aveva accompagnato la causa promossa contro il Comune, per vedersi riconosciuto il pagamento integrale, per complessivi 1.334.946 euro, delle 28 riserve (di cui 3 successivamente decadute) che aveva dovuto iscrivere nel corso dei lavori di completamento del restyling del Carnera.

Lavori che l’amministrazione, nel 2015, le aveva affidato, a seguito della risoluzione del rapporto con Polese e “Me.Co.In srl”. Esaminate le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio incaricato del caso, ingegner Sonia Giordano, il giudice della seconda sezione civile di Udine, Gianpaolo Fabbro, ha accolto una sola parte delle richieste e indicato in complessivi 91.763 euro l’importo dovuto alla società. Oltre, ovviamente a rivalutazione e interessi.

Ma la quota più sostanziosa che il Comune è stato condannato a versare non riguarda il merito, ossia l’oggetto del contenzioso. Come già nell’altra vertenza, anche in questo caso l’ente, rappresentato dagli avocati Giangiacomo Martinuzzi e Claudia Micelli, non aveva esitato a trascinare davanti al tribunale i professionisti che avevano curato l’intero iter progettuale, la direzione lavori, la contabilità e il coordinamento per la sicurezza.

A sobbarcarsene le spese processuali sarà di nuovo l’amministrazione. «Che – scrive il giudice in sentenza – ha presentato una domanda di manleva generica e carente sul piano probatorio». Tanto più, alla luce della consulenza, che ha escluso responsabilità in capo alle “terze chiamate” per errori o negligenze nell’espletamento dell’attività.

Da qui, l’ulteriore aggravio del conto: 22.605 euro alla Co.gg, 17.805 euro a “Conti & Associati srl”, 28.580 euro a “Pr.As Tecnica edilizia srl” e “Pr.As Consulting progettisti associati”, e 16.100 euro l’uno a “Quegli assicuratori dei Lloyd’s”, “Gli assicuratori dei Lloyd’2” e “Aig Europe Sa”. Tutti a titolo di spese di lite. Per un totale, sommati al risarcimento, di 209.053 euro.

Nell’avanzare le proprie pretese, Co.gg aveva lamentato come il progetto esecutivo posto a base d’asta si fosse rivelato incompleto, tanto da comportare continue modifiche e integrazioni e rendere necessaria l’approvazione di tre perizie di variante, con un aumento delle lavorazioni del 15,20 per cento rispetto all’importo originario.

Che, al netto del ribasso d’asta del 15,15 per cento, era stato pari a 2.346.571 euro più iva. A seguito delle tre perizie supplettive, la somma era lievitata a 2.703.318 euro e la conclusione lavori, inizialmente indicata in 200 giorni, era slittata al 30 luglio 2016. Ossia 8 mesi oltre il termine. 

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