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Parla l'avvocato dei sanitari non vaccinati: «In Friuli e Veneto tanti casi, i clienti rivendicano la libertà di scelta»

L’avvocato Tripoli: «I miei clienti rivendicano libertà di scelta Nessuno pensa a chi assume farmaci, servono gli studi»

UDINE. «In Friuli e in Veneto seguo decine di operatori sanitari non ancora vaccinati che rivendicano al libertà di scelta». L’avvocato Giorgia Tripoli di Udine è specializzata sui temi della libertà di scelta dal 2017, «dal decreto Lorenzin – spiega – che obbligava i bambini alla vaccinazione». L’avvocato sostiene che delle 3.500 lettere inviate dalle Aziende sanitarie ad altrettanti sanitari non ancora vaccinati contro il Sars-Cov2, a destinazione sono arrivate pochissime solo nel Pordenonese.

«Ho diversi clienti dal pordenonese fino al goriziano, da Latisana a Tolmezzo, noi contestiamo l’obbligo vaccinale che stava sobbollendo da tre, quattro anni. La gente sa che mi occupo di questi temi e si rivolge a me». L’avvocato non anticipa la linea difensiva che userà per respingere i solleciti alla vaccinazioni indirizzati ai suoi clienti dalle Aziende sanitarie. Tripoli non crede nelle azioni collettive e per questo preferisce valutare caso per caso. «Siamo in una situazione straordinaria, in cui questi farmaci vengono proposti alla popolazione senza seguire tutto l’iter che un vaccino segue. Ritengo – sottolinea – che obbligare, minacciando la sospensione, o demansionando un sanitario perché è contrario a farsi inoculare il vaccino non rispetti il Codice di Norimberga che stabilisce che la sperimentazione si può fare su base volontaria». Va chiarito che queste non sono le posizioni degli scienziati che continuano a fornire rassicurazioni sulla sicurezza dei vaccini, l’unica arma che abbiamo contro la pandemia.


«Nei confronti dei non vaccinati cala la gogna mediatica – continua l’avvocato –, nessuno si chiede se una persona assume farmaci, cortisone o immunosoppressori, o se sta seguendo cure sperimentali, monoclonali. Nessuno considera questi aspetti». Tripoli ritiene che sia venuto meno «il principio di precauzione, se non so se il vaccino fa bene o male non lo faccio. Appena uscito il decreto molte persone – assicura l’avvocato – hanno chiesto di interloquire con le Aziende sanitarie o con i medici di base perché in presenza di uno studio che conferma la sperimentazione su determinate casistiche lo farebbero, ma non hanno ricevuto risposta. A un primario, a un farmacista o a un biologo non puoi dirgli si può fare, questa è gente di scienza che vuole gli studi. L’Azienda sanitaria deve fornire gli studi per consentire al medico di analizzarlo».

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