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Chi è Mileta, l’uomo che gestisce il narcotraffico negli Usa, arrestato in Italia ed evaso da Tolmezzo

Potrebbe sembrare tranquillamente un romanzo criminale che si dipana tra Sud America, Stati Uniti e Balcani, il fatto è, invece, che si tratta di una storia vera, di una storia maledetta, intrisa di droga, sangue, vendetta.

È la storia del più potente gruppo criminale serbo, quello che gli inquirenti hanno denominato Gruppo America, protetto dall’intelligence serba con contatti anche tra i servizi segreti Usa.

Una storia che accidentalmente, ma non secondariamente, tocca anche il Friuli Venezia Giulia.

Sì, perché il capo del Gruppo America, Mileta Miljanić, classe 1960, cittadino statunitense ma nato Gačko, nel sud est della Bosnia, ha trascorso mesi nel super carcere di Tolmezzo a raccogliere frutta per un progetto sociale chiamato “Un orto per evadere”.

Uomo tranquillo e cordiale lo definì allora Roberto Cicuto il capo della cooperativa che gestiva il progetto.

Miljanić invece era il boss della più potente rete internazionale specializzata nel traffico di cocaina, attiva in almeno 4 continenti e responsabile di numerosi omicidi.

Fu arrestato nel 2010 dalla polizia italiana a Fiumicino mentre arrivava da Belgrado e doveva prendere un volo per Salonicco.

L’accusa era di aver portato in Italia coca dal Sud America attraverso una nave da crociera Msc attraccata a Venezia nel 2009.

Processato e condannato a 6 anni in appello va in carcere prima nella città dei dogi e poi a Tolmezzo.

Da qui evade in regime di semilibertà nel 2014 e fugge negli Usa dove riprende il suo ruolo di boss. «Non vi dovrebbe sorprendere che qualcuno che viene condannato in Italia cammini a piede libero negli Usa», aveva commentato i fatti in un’intervista al Consorzio di giornalismo d’inchiesta Occrp nel 2016 Marcello Musso, il procuratore cui era stato inizialmente affidato il caso e morto in un incidente stradale nel 2019.

«Gli americani si prendono cura dei loro concittadini, li difendono». «Qualcuno negli Stati Uniti li protegge», aveva rivelato un ifficiale della polizia in Italia nel 2015. Un altro ex poliziotto a Belgrado ha confermato la stessa teoria: «Credo che dietro di loro ci sia la Cia, per questo li abbiamo chiamati col nome di Gruppo America».

La storia del gruppo parte, come in molti di questi casi, dalla comunità di migranti serbo-americana di New York ed è legata all’ambiente politico della Serba.

Ma la polizia non sapeva nulla delle sue operazioni finché nel 2001 un membro della banda che viene arrestato non decide di rivestire il ruolo di pentito e vuota il sacco davanti a degli sbalorditi agenti Usa.

Le origini del gruppo risalgono agli anni Settanta quando Boško Radonjić emigra negli Stati Uniti dall’ex Jugoslavia. È un oppositore del regime comunista di Tito e ha alle spalle la famiglia reale in esilio.

Viene arrestato per una serie di attentati alle missioni diplomatiche jugoslave. Negli anni Ottanta incontra Jimmy Coonan capo della banda dei Westies dedita a omicidi e storsioni e traffico di droga nel quartiere di Hell’s Kitchen di New York. Dopo che Coonan finì in galera Radonjić diventa il nuovo boss e si avvicina alla famiglia mafiosa dei Gambino.

Quando il boss John Gotti viene accusato di estorsione nel 1986 Radojnić lo aiuta a “mitigare” la giuria. Il suo gruppo di serbi contribuisce a costruire quello che è oggi il Gruppo America.

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