Sileri: «Chi è vaccinato può tornare a vivere come prima, o quasi»

Il sottosegretario alla Salute: «Dai locali agli uffici, per gli immunizzati le regole dovranno cambiare»

Chi è vaccinato può tornare a vivere come prima, o quasi. E quindi, niente limiti al tavolo del ristorante, niente tampone per viaggiare, niente mascherina in ufficio o a casa di amici. Pierpaolo Sileri, non da oggi, è convinto che si possa fare qualche passo in avanti più deciso verso la completa libertà. «O crediamo nel vaccino oppure no – spiega il sottosegretario alla Salute – per gli immunizzati le regole dovranno cambiare, certe limitazioni non saranno più necessarie».

Facciamo l’esempio del ristorante, il limite dei posti a tavola può essere superato?


«Certo, ci arriveremo: se siamo 10 amici, tutti vaccinati, perché mai sederci per forza solo in 6? In presenza del “green pass”, si possono superare questioni come le dimensioni del locale o il ricambio dell’aria. In prospettiva, con l’aumento delle vaccinazioni, questo discorso può valere anche per la zona gialla».

Si può applicare lo stesso ragionamento alle case private o agli uffici?

«Assolutamente sì, non è necessario fissare un limite di 6 ospiti per le visite a casa di amici o parenti. Se sono 8 o 10, tutti vaccinati, non c’è problema, l’ho già detto a Rezza (direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ndr). Stesso discorso per le presenze negli uffici, dove tra colleghi si può decidere di stare senza mascherina, se nella stanza sono tutti vaccinati».

Ecco, la mascherina: quando potremo toglierla e via?

«All’aperto dovremmo riuscire a eliminare l’obbligo per metà luglio, perché avremo raggiunto oltre la metà dei vaccinati con ciclo pieno e le probabilità d’incontrare soggetti non immunizzati saranno sempre più ridotte. A luglio ci sarà la svolta della pandemia».

Arriverà anche il “green pass” europeo: non è il caso di anticiparlo, come hanno deciso in Francia? Niente obbligo di tampone negativo per i viaggiatori vaccinati.

«È giusto, e non solo per i viaggi all’estero: non ha senso chiedere il tampone a chi ha completato la vaccinazione. Come non è necessario mettere quella persona in quarantena se ha avuto un contatto con un positivo. È molto raro che il vaccinato sia contagiato e ancor di più che possa trasmettere l’infezione. Spero che questo vincolo sui viaggi possa cadere quanto prima, è un’evidente ridondanza oltre che uno spreco di risorse, visto che lo Stato ha già pagato il vaccino e magari paga pure il tampone».

Molti lo fanno a proprie spese: la sua proposta di offrire tamponi gratuiti alle famiglie ha qualche chance?

«Mi auguro di sì, bisogna trovare le risorse. Lo avevo già proposto mesi fa, per rendere meno gravose le visite nelle Rsa, ma vale ancor di più ora che c’è il pass: visto che fino a 12 anni i bambini non possono ancora essere vaccinati e le famiglie hanno il diritto di viaggiare, i tamponi necessari dovrebbe pagarli lo Stato. Due test gratuiti a settimana, come in Gran Bretagna. Poi, come si sta suggerendo a livello europeo, si dovrebbe alzare a 6 anni l’età sotto la quale il tampone non viene richiesto».

Lei non è tra i sostenitori della vaccinazione nei luoghi di villeggiatura, vero?

«Io dico di usare il buon senso: serve massima flessibilità da parte delle Regioni di residenza per favorire i richiami in estate, in modo che le persone possano fare la prima dose e poi partire, programmando la seconda al ritorno dalle ferie».

Si sta usando il buon senso anche sulla riapertura delle discoteche, ancora non calendarizzata?

«Il discorso di prima deve valere al più presto anche per le discoteche: se abbiamo il “green pass” usiamolo anche lì, non vedo quanto rischio ci sia se si balla con tutte persone vaccinate, guarite o tamponate. Il punto sono i controlli, che vanno rafforzati e resi più semplici grazie alla tecnologia, con l’uso dei codici QR per velocizzare la selezione all’ingresso».

Il vaccino è fondamentale, allora parliamo di chi non si è ancora protetto, come gli oltre tre milioni di italiani con più di 60 anni.

«Il problema riguarda soprattutto la fascia 60-69 anni, in cui abbiamo recuperato un buon 10% nell’ultima settimana. Va detto che molti diffidano di AstraZeneca e stanno aspettando di poter prenotare con Pfizer e Moderna. Credo ci sarà una netta riduzione di questa platea di non vaccinati nelle prossime settimane. Poi resterà una quota di no vax, che beneficeranno della protezione indiretta garantita dall’immunità di comunità, pur assumendosi il rischio di finire in terapia intensiva, come successo di recente a migliaia di persone in Gran Bretagna, a causa della variante indiana».

Tra i non vaccinati ci sono anche circa 50mila operatori sanitari, ma i provvedimenti nei loro confronti, previsti della legge, sono poche decine. Perché?

«La normativa è recente, è partita ad aprile, aspettiamo un altro mese prima di tirare le somme. Certo l’applicazione deve essere garantita a livello regionale e ci sono Regioni, come Friuli Venezia-Giulia o Emilia-Romagna, che hanno numeri da monitorare con attenzione. Se gli inviti a vaccinarsi non sortiscono effetti, bisogna avviare l’iter per il trasferimento ad altra mansione o per la sospensione dal servizio».

L’impressione è che lei e il ministro Speranza vi troviate spesso su posizioni diverse, com’è il vostro rapporto?

«Buono, seppure spesso abbiamo punti di vista diversi, ma penso sia normale: a esempio, sulla riapertura dei ristoranti chiedevo un’accelerazione. Da medico ho un approccio sanitario, magari mi sarei aspettato di essere più coinvolto nelle discussioni e nelle decisioni, cosa di cui mi sono già lamentato in passato». —


 

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