Vendeva opere d’arte in Italia e all’estero, ma senza fatture: il critico d'arte Giovanni Granzotto indagato per aver evaso quasi due milioni

Il critico d'arte Giovanni Granzotto

SACILE. La Guardia di finanza ha condotto una complessa indagine, delegata dalla Procura della Repubblica di Pordenone, nei confronti di Giovanni Granzotto, 70 anni, critico d'arte e gallerista  noto in tutta Italia, residente a Sacile, e della moglie Maria Pia Morassi, 75 anni, nata a Tolmezzo e con lui residente a Sacile.

Granzotto, sulla base di quanto accertato dagli investigatori, a fronte di un reddito al limite dell’indigenza (dichiarava mediamente dai 5 ai 9.000 euro lordi all’anno) mostrava al contrario elevate disponibilità patrimoniali e un alto tenore di vita essendo, tra l’altro, proprietario di immobili nelle province di Pordenone e Udine e a Venezia.

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Pordenone ha concluso le indagini preliminari notificandolo alle parti interessate.

Stando alle indagini effettuate dalla Finanza, condotte dagli uomini della Tenenza di Spilimbergo, il professionista, attraverso una sua società attiva nel settore, lo studio d'arte G.R. srl, con sede a Sacile in viale Zancanaro, effettuava sistematicamente operazioni di compravendita di quadri e opere d’arte “a nero”, perfezionando i pagamenti con modalità tese ad eludere indagini finanziarie.

Per evitare di lasciare traccia delle transazioni commerciali nei rapporti bancari, il commerciante di opere d’arte proponeva, infatti, diversi metodi di pagamento ai propri clienti.

Dal “classico” pagamento in contanti al rilascio di assegni “in bianco” che poi lui stesso utilizzava per effettuare acquisti privati mediante l’indicazione del beneficiario di turno, o, ancora, a bonifici disposti su conti privati “extra-aziendali”, solitamente intestati a propri dipendenti e parenti compiacenti, i quali provvedevano a “monetizzare” l’importo bonificato e a versarlo al titolare.

In diverse occasioni, inoltre, sempre secondo la Finanza, per “schermare” le vendite di opere d’arte non fatturate, l’esperto d’arte utilizzava una società di diritto estero con sede a New York, a lui stesso riconducibile tramite un’intestazione fiduciaria, facendo figurare, presso l’amministrazione doganale, “temporanee esportazioni” di pezzi da esposizione (modalità spesso utilizzata dai musei per l’allestimento di specifiche mostre all’estero) a cui, tuttavia, non seguivano le obbligatorie “re-importazioni” nel territorio nazionale.

Parte di questa liquidità che derivava dall’evasione fiscale, pari a circa 280.000 euro, ha trovato, inoltre, impiego per ripianare le costanti perdite di una società riconducibile all’indagato, anch’essa operante nel commercio di opere d’arte.

Per questi reati fiscali e di autoriciclaggio, nonché riconoscendo la responsabilità amministrativa della società rappresentata dal commerciante di opere d’arte, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone, su richiesta del sostituto procuratore titolare del procedimento, ha disposto il sequestro preventivo per 1.064.000 euro, eseguito dagli uomini delle Fiamme gialle spilimberghesi su disponibilità finanziarie e beni immobili riconducibili alla società e all’esperto d’arte.

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