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Vendeva quadri senza fatture, l’esperto d’arte Giovanni Granzotto indagato per aver evaso 1,8 milioni

PORDENONE.  Ha venduto quadri per più di 1,8 milioni di euro in sei anni, dal 2013 al 2018, dispone di proprietà a Sacile e Venezia, Sestiere Cannaregio, e la moglie ha un appartamento a Lignano Sabbiadoro. Nello stesso periodo ha dichiarato al Fisco redditi complessivi lordi fra i 9.425 e i 6.236 euro l’anno. Il professor Giovanni Granzotto, 70 anni, noto esperto d’arte di Sacile, è finito così sotto la lente della guardia di finanza.

Il pm Federico Baldo gli ha contestato di essersi avvalso di mezzi fraudolenti, in qualità di amministratore unico della società Studio d’arte G.R. srl di Sacile, per evadere le imposte sui redditi (per 494.420,24 euro di tasse non pagate e 1.849.006 euro sottratti all’imposizione), e di autoriciclaggio per 284.761 euro. Le indagini preliminari, affidate alla Tenenza di Spilimbergo, sono state chiuse e le Fiamme gialle hanno segnalato all’Agenzia delle entrate le violazioni amministrative legate all’evasione fiscale, per gli adempimenti di competenza.

Sulla scorta delle complesse verifiche bancarie su 64 rapporti in 18 istituti di credito, le Fiamme gialle, coordinate dal comandante provinciale Stefano Commentucci, ritengono che il professionista abbia effettuato sistematicamente operazioni di compravendita di quadri e opere d’arte «a nero», ricorrendo a metodi di pagamento che non lasciassero traccia delle transazioni commerciali.

Quali? La Finanza li ha elencati in una nota: in contanti, con assegni in bianco, utilizzati dall’indagato per acquisti privati, o con bonifici disposti su conti privati extra-aziendali, intestati a terzi, che poi monetizzavano l’importo e lo versavano al titolare.

Gli inquirenti hanno riscontrato l’utilizzo, periodico e strumentale, di due società di diritto estero, la Gr Gallery New York e la società Studio d’arte G.R. Gallery New York. Alla procura risulta che la società di Sacile, senza alcun cenno nelle proprie scritture contabili obbligatorie, abbia inviato opere d’arte per 899.500 euro negli Usa, dichiarando in dogana una temporanea esportazione di pezzi da esposizione. Gli investigatori, però, non hanno trovato traccia delle obbligatorie re-importazioni in Italia: per ciò ritengono che si sia trattato di un sistema per schermare vendite di opere non fatturate.

Il pm Baldo ha contestato all’indagato di aver occultato opere d’arte di proprietà della galleria sacilese fuori dalla sua sede. Gli investigatori lo hanno desunto dall’inventario dei dipinti, effettuato fra aprile e luglio 2019: molte opere trovate nelle abitazioni di Sacile e Venezia di Granzotto risultavano contabilmente di proprietà di Studio d’arte. La procura ha ricostruito che parte della liquidità derivante dall’evasione fiscale (284.761 euro) è stata impiegata per ripianare le costanti perdite della società sacilese. Da qui l’accusa di autoriciclaggio (e a Studio d’arte la contestazione del relativo illecito amministrativo).

La moglie di Granzotto, Maria Pia Morassi, 75 anni, nativa di Tolmezzo, socia di maggioranza dello Studio d’arte, è stata indagata in concorso con Granzotto per violazioni alle disposizioni in materia di prevenzione al riciclaggio, in particolare quelle in materia di adeguata verifica della clientela.

I coniugi sono accusati di aver indicato, nel modulo bancario, uno scopo dell’operazione diverso da quello reale (in quattro casi lui, uno lei). Gli inquirenti ritengono infatti che siano stati fatti transitare nei conti correnti ingenti flussi finanziari a questi estranei, derivanti dal commercio extracontabile delle opere d’arte.

Per i reati fiscali e l’autoriciclaggio il gip Rodolfo Piccin, su richiesta del pm, ha disposto nel luglio 2020 un sequestro preventivo per equivalente per complessivi 1.064.000 euro, dei quali 284.761 nei confronti di Studio d’arte. Il sequestro è stato eseguito dai finanzieri su conti correnti, titoli e proprietà dell’indagato.

Il tribunale del riesame di Pordenone ha confermato il provvedimento cautelare, dissequestrando invece gli importi riferibili all’autoriciclaggio. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza del reato, ma hanno sentenziato che non si poteva determinare con certezza la connessione fra il profitto del reato contestato all’indagato e il ripianamento delle perdite aziendali.

Restano i sigilli su conti correnti, titoli e un quarto della casa di famiglia di Granzotto a Sacile. Nel 2019 l’esperto d’arte, assistito dall’avvocato Paolo Pastre, si è rivolto al Riesame una prima volta, chiedendo la restituzione della documentazione e dei supporti informatici, sequestrata durante l’accesso della Finanza in aprile. I giudici hanno però bocciato l’istanza.

«Continua l’attività della guardia di finanza finalizzata all’individuazione e alla persecuzione degli evasori fiscali – scrivono le Fiamme gialle di Pordenone in una nota –, svolta sia a salvaguardia delle entrate finanziarie dello Stato, ma anche, e soprattutto, a tutela dei cittadini onesti che le tasse le pagano». In questo contesto si inserisce l’ultima indagine, «un azione chirurgica» che «rappresenta il concreto contributo del Corpo alla ripresa e al rilancio dell’economia sana del paese» dopo le difficoltà della pandemia.

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