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Comunali 2021, Ciriani presenta la squadra in piazza: i candidati, il discorso del sindaco e i punti del programma

Breve carrellata sui candidati e poi il discorso del sindaco sulla città «bellissima e in crescita»

PORDENONE. Alessandro Ciriani riempie piazza XX Settembre e vince la prova di forza creando un evento a cui non mancare. Circa 600 i posti a sedere, alcune decine le persone in piedi.

I candidati

I 40 candidati, presentati con una breve descrizione che ricordava lo stile politico dei Berluscones dei tempi d’oro, hanno poi lasciato spazio al leader della lista Ciriani – Pordenone cambia. All’inizio l’emozione perché «questa non è un’iniziativa solo elettorale, in ballo ci sono i destini della città», ha esordito. Una lista del sindaco sì, ma soprattutto 40 persone «a cui ho chiesto, uno per uno, di accompagnarmi in un’avventura amministrativa. Non ho chiesto loro di aderire a un partito, non ho chiesto loro per chi votassero, perché non mi interessava.

Ho chiesto loro di aiutarmi a scrivere un programma che mi consentisse di progettare i prossimi 20-30 anni della città. Perché essere civici – ha concluso Ciriani un intervento di 42 minuti, concedendosi solo questo affondo politico – non significa scrivere civici in un simbolo e poi essere rappresentati dal peggiore ideologismo, dalle peggiori battaglie politiche, perché questa è incoerenza. Noi possiamo definirci civici – ha incalzato il primo cittadino rivolgendosi alla sua squadra – perché lo testimoniate voi. Questa è una piazza civica, il nostro essere civici è scolpito nel volto di questi 40 candidati, nella loro storia, nella loro competenza. Si basa sul fatto che non parlano di barricate, di steccati, di ideologie perse nella storia, di cui non sentiamo alcuna nostalgia, ma parlano esclusivamente e con il cuore, di Pordenone».


In piazza
In prima fila i segretari delle altre forze politiche di maggioranza, davanti ai quali Ciriani ha snocciolato molte delle cose fatte e alcune di quelle che saranno contente nel masterplan che la civica sottoporrà agli alleati. Dopo aver iniziato bacchettando l’opposizione che dipinge «la città come cupa e autoritaria e ci chiede di fare ciò che non è stata capace di fare in 15 anni pur avendo in mano le leve del potere», il sindaco, non senza fatica – non si è mai fermato e l’unica bottiglietta d’acqua è rimasta, chiusa, ai suoi piedi – ha declinato il programma realizzato: «Che non è il libro dei sogni perché basta che giriate per la città per vederlo realizzato». Ciriani ha battuto molto sulle tasse congelate – sui rifiuti –, su quelle eliminate come «la tassa sull’ombra» o la riduzione dei costi dei parcheggi, ha parlato di una Pordenone «bellissima, che cresce» e che «non è più cenerentola grazie al legame, di cui siamo orgogliosi, creato con la Regione».

Sui cantieri: «Sappiamo di aver creato disagi, ma lo abbiamo fatto per non perdere fondi e restituire una città moderna. Dovremo continuare con piccole opere, come la riqualificazione di Borgomeduna, Rorai, ricostruzione dell’ex Fiera perché mondo sportivo della città è un bacino da preservare». Sull’ambiente ha rivendicato gli investimenti nelle fognature «che sono 5 volte quelli che abbiamo trovato», ha annunciato la pietra tombale sulla raccolta differenziata porta a porta «che andrebbe a incidere sulle tasche dei cittadini mentre abbiamo la Tari più basse della Regione. Nel 2022, invece, pagherete il secco per quello che effettivamente producete». E poi università, politiche per gli anziani, per i giovani «a cui dobbiamo chiedere cosa vogliono», una città «come luogo ideale in cui costruire il proprio avvenire e questo anche per gli stranieri».


Le parole del sindaco
«Abbiamo tantissimi stranieri integrati che contribuiscono alla crescita di Pordenone. Esistono però ancora frange di esclusi. Noi non abbiamo paura che qualcuno si faccia saltare in aria qui, ma la nostra paura – ha aggiunto il sindaco – è che nei microcosmi di qualche condominio, ci sia qualcuno che dica a un ragazzo che non può godere della libertà del nostro paese, che non può vestirsi o pensare come vuole. Per questo siamo contrari alle frontiere aperte, l’immigrazione va gestita per piccoli gruppi». Infine, non per importanza, la cultura che «non è militante e ideologica», ma è «libertà per liberi talenti».

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