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Edilizia, commercio, ristorazione: mancano 3.000 posti, ecco le figure più ricercate in Friuli Venezia Giulia

UDINE. Nei cantieri mancano i muratori, nei ristoranti i camerieri e pure i cuochi, nelle aziende metalmeccaniche e non solo gli operai specializzati, in agricoltura i trattoristi e gli addetti alle stalle, nelle corsie degli ospedali medici e infermieri. Quasi ovunque il quadro sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro è desolante. La pandemia non sempre ha favorito i percorsi formativi e a stagione estiva avviata c’è ancora chi cerca disperatamente personale.

Le stime

Antonio Dalla Mora, il consigliere nazionale della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) già qualche settimana fa stimava la mancanza in regione di circa tremila addetti. E mentre la Coldiretti lamenta l’assenza di trattoristi e addetti alle stalle, il rapporto mensile di Unioncamere Excelsior conferma che anche l’industria fatica a trovare manodopera specializzata. «In questi settori spiccano per richieste e per difficoltà di reperimento i tecnici di elevata specializzazione: ingegneri e tecnici industriali, informatico, infermieri, tecnici di laboratorio e di diagnostica, fisioterapisti, addetti all’organizzazione delle attività produttive, esperti di marketing» conferma il direttore dell’Osservatorio regionale mercato del lavoro, Carlos Corvino, secondo il quale mancano soprattutto figure professionali qualificate o semi-qualificate nel commercio e nei servizi turistici.

Si va dagli addetti alla vendita ai cuochi, camerieri e barman. Analoga la situazione del settore edile dove, sottolinea la presidente provinciale di Ance Udine, Angela Martina, «un neo diplomato alla scuola edile viene conteso da quattro imprese». Gli operatori edili, ovvero muratori e carpentieri, sono praticamente introvabili. «Ogni anno la scuola di Udine forma 10 operatori edili, ne servirebbero almeno 40» aggiunge Martina, nel far notare che nel momento in cui l’edilizia sta riprendendo la difficoltà più grossa è trovare personale. «Non è un problema di stipendio, alle volte incassano più di un ingegnere: hanno le trasferte pagate, le tutele garantite dalla Cassa edile, lavorano in cantieri tecnologici che non sono più quelli degli anni Sessanta, eppure i giovani non vogliono più fare questo mestiere».


La fuga dai centri mestieri
La situazione sembra quasi inverosimile, mentre la pandemia taglia l’occupazione, molti posti restano scoperti per assenza di personale. Le organizzazioni sindacali respingono la tesi di molti secondo cui finché si continua a pagare il reddito di cittadinanza molti non rinunceranno all’assegno certo per intraprendere altre strade. «È una tesi inverosimile – assicura Rossana Giacaz della segreteria regionale della Cgil – anche perché il reddito di cittadinanza viene modulato attraverso l’Isee familiare». Dello stesso avviso Luciano Bordin della segreteria regionale Cisl: «Quella del reddito di cittadinanza è una tesi ideologica, soprattutto se tengono famiglia muratori, un cuochi e camerieri non rinunciano agli stipendi per 700 euro al mese».

Le organizzazioni sindacali ne fanno una questione di mancata programmazione, di incrocio tra domanda e offerta di lavoro, di applicazione dei Contratti collettivi : «Non si può pensare di proporre un part-time spezzettato in due ore in tre luoghi diversi» afferma Bordin, mentre secondo Giacaz «gli stagionali, complice la pandemia che li ha bloccati per oltre un anno, avranno trovato un altro lavoro. Non dimentichiamo che anche prima della pandemia i lavori stagionali erano il frutto di una precarizzazione rimasta, in emergenza sanitaria, senza aiuti». Con tono severe Giacaz ammonisce: «Dire che i giovani non hanno voglia di lavorare è ingeneroso e fa molto arrabbiare».

Le sfaccettature sono molteplici, lo sa bene Corvino che dal suo Osservatorio fotogra una realtà diversa: «Spesso – fa sapere – viene richiesta esperienza generica, l’aver fatto le stagioni, con la possibilità di assumere figure non propriamente specializzate, magari giovani alla prima esperienza, stranieri, con contratti stagionali o addirittura con quello a chiamata. Dai dati a nostra disposizione, moltissimi lavoratori stagionali si sono riconvertiti ad altre mansioni e attività, fanno i manovali, i magazzinieri o i manutentori , per cui ora non costituiscono più quello “zoccolo duro” a disposizione».

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