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Caso Stadio Friuli, Fontanini: «Quella dell’Udinese è una sortita illogica». Il Comune non farà ricorso

Il primo cittadino di Udine: «Ci saremmo aspettati almeno una chiamata dal club bianconero». La presa di posizione della società mette in dubbio il completamento del progetto “stadio 2.0” 

UDINE. «Si dice che le sentenze vadano anzitutto rispettate. Noi con la delibera dell’Anac faremo così e altrettanto sarà chiamata a fare l’Udinese, senza stracciarsi le vesti». Il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, commenta così a caldo l’annuncio del club bianconero, pronto a richiedere la risoluzione dell’accordo sul diritto di superficie dello stadio Friuli.



Una presa di posizione che, evidentemente, nasconde il disappunto della società della famiglia Pozzo nei confronti dell’amministrazione comunale. «Ci saremmo aspettati quantomeno una chiamata, del resto il Comune è pienamente parte in causa nella vicenda – rileva Fontanini –. Di fronte alle osservazioni dell’Anac sarebbe opportuno tentare di trovare delle soluzioni condivise, nell’interesse della comunità friulana e della stessa Udinese, che come abbiamo sempre ribadito è una risorsa per il nostro territorio».



Il primo cittadino definisce tuttavia «illogica» la sortita del club bianconero, «certamente poco utile a rasserenare gli animi». Il Comune ora resta in attesa delle mosse della società di piazzale Argentina, nella convinzione che l’eventuale risoluzione del contratto non potrà che passare per un accordo tra le parti.

Rispetto al provvedimento dell’Anac, l’amministrazione comunale prenderà una decisione definitiva nei prossimi giorni, una volta che la delibera di 27 pagine firmata dal presidente dell’Autorità, Giuseppe Busia, sarà stata sviscerata dall’Avvocatura municipale. Ma l’orientamento della giunta è quello di non opporsi ai rilievi dell’Autorità, come conferma Fontanini: «La nostra intenzione è di adempiere alle osservazioni formulate dall’Anticorruzione, in particolare su quelle relative all’omesso controllo per i lavori di manutenzione annuale e alla denominazione dello stadio».

L’Anac nel provvedimento inoltrato venerdì scorso alle parti coinvolte rileva «l’omesso controllo dei lavori di manutenzione annuale oggetto del contratto del 2013, per un ammontare di 250 mila euro annui, a carico dell’Udinese per tutta la durata del diritto di superficie», rispetto ai quali il Comune non avrebbe vigilato. Una contestazione che l’Udinese - che viceversa ha annunciato ieri di essere pronta a presentare ricorso - giudica inconsistente, considerato che il testo della convenzione non prevedeva in maniera esplicita l’obbligo di rendicontazione dei lavori da parte della società bianconera che, peraltro, ogni anno è indiscutibilmente tenuta a spendere decine di migliaia di euro per la sistemazione, ad esempio, del campo da gioco per garantire la disputa delle gare del massimo campionato.

L’altro aspetto al quale fa riferimento Fontanini riguarda l’annosa questione della ridenominazione dello stadio: la società bianconera ha affiancato al nome storico la dicitura più pubblicitaria di Dacia Arena, che si è indiscutibilmente imposta tra gli sportivi di tutta Italia negli ultimi anni. «È un contenzioso che va avanti da anni, speriamo di mettere definitivamente la parola fine a questa querelle: per noi l’impianto dei Rizzi è semplicemente lo stadio Friuli», rimarca il primo cittadino. Al Comune l’Autorità ha contestato un atteggiamento accondiscendente rispetto alla questione, che si configura come «inadempimento contrattuale della società Udinese», che per l’Anac avrebbe «violato l’articolo 5 del contratto, che proibisce espressamente il mutamento del nome dello stadio Friuli».

Del resto la vicenda giudiziaria che ha sin qui visto opposti il club friulano e l’amministrazione comunale ha avuto come oggetto non la denominazione in sé, quanto le misure dell’insegna che campeggia all’esterno della struttura sportiva, considerata sovradimensionata anche da un recente pronunciamento del Tar del Friuli Venezia Giulia.

Lo strappo minacciato dall’Udinese rischia invece di rallentare la ripresa dell’iter che dovrebbe portare al completamento delle opere nella pancia dello stadio, con la realizzazione di uffici, piscina e altri servizi. Dopo l’approvazione del progetto definitivo del cosiddetto stadio 2.0 la giunta municipale aveva deciso di stoppare il procedimento proprio per verificare la consistenza dei rilievi dell’Anac. Che non solo non ha mosso alcuna osservazione rispetto alla natura del progetto, ma ha anzi espressamente invitato Palazzo D’Aronco «alla conclusione del procedimento avviato», ora fermo alla Conferenza dei servizi, «fatto salvo l’eventuale impedimento connesso all’emergenza pandemica». 
 

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