Contenuto riservato agli abbonati

Grane con la giustizia, attacchi e indennità: quando fare il sindaco è un rischio quotidiano

Il primo cittadino di Crema nei guai per un incidente all’asilo. Da Fontanini a Ciriani, la polemica si sposta anche in regione

UDINE. L’avviso di garanzia che il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha ricevuto con l’accusa di lesioni colpose perché lo scorso ottobre, in un asilo comunale, un bambino ha infilato la mano sinistra nel cardine della porta tagliafuoco schiacciandosi due dita ha fatto divampare la polemica a livello nazionale sulle responsabilità in capo ai primi cittadini che, sempre più spesso, finiscono nell’occhio del ciclone, anche giudiziario, per vicende di cui difficilmente possono essere a conoscenza.

Gli attestati di solidarietà a Bonaldi sono stati molteplici, ma intanto la polemica stessa, assieme alla preoccupazione per quelle che possono essere le conseguenze dirette, è arrivata anche all’interno dei confini regionali con i primi cittadini locali che, al pari della loro collega lombarda, lamentano i problemi cui devono fare fronte quotidianamente.



«Purtroppo questa è l’Italia – ha detto il sindaco di Udine, Pietro Fontanini – ed è quello che può accadere a un sindaco che rischia tutto, in prima persona, nell’espletamento del proprio dovere. Come primi cittadini viviamo in una situazione molto difficile, molto stressante anche sotto l’aspetto psicologico, perchè lavoriamo sempre sotto la minaccia di una specie di spada di Damocle. Alla fine, poi, anche le assicurazioni non coprono nella totalità dei casi con il risultato che, così facendo, si scoraggia la maggioranza delle persone, specialmente nei piccoli Comuni, a candidarsi».

Sulla stessa linea d’onda c’è anche Alessandro Ciriani che, anzi, ricorda un episodio del suo passato da amministratore. «Quando ero presidente della Provincia – racconta il primo cittadino di Pordenone – sono stato costretto a pagare 10 mila euro per un infortunio sul lavoro legato a un cantoniere cui era caduta una bandina del camion sulla testa.

Avendo assunto al tempo l’incarico di “capo del personale”, infatti, sono stato condannato al risarcimento a causa di una presunta mancanza nella documentazione tecnica di valutazione sui rischi che, ovviamente, non compila certamente il presidente della Provincia. In questo Paese è necessario tutelare maggiormente il ruolo degli amministratori, perchè già oggi è difficile trovare qualcuno che voglia impegnarsi nella gestione pubblica, ma andando avanti in questa maniera sarà sempre più dura».

Rodolfo Ziberna, inoltre, ricorda bene lo scorso anno, quando la Procura di Gorizia lo iscrisse nel registro degli indagati per il caso del bambino caduto nel pozzo all’interno del parco “Coronini-Cronberg”. «Sono incomprensibili le responsabilità attribuite ai sindaci – chiosa il primo cittadino isontino –. È come se una macchina del Comune avesse un incidente perchè i freni non sono a norma. Cosa dovremmo fare? Causa a chi li ha prodotti magari dieci anni prima?».

Chiara, infine, la posizione di Roberto Dipiazza. «Sono riuscito a inaugurare – dice il sindaco di Trieste (ieri rinviato a giudizio per aver tolto dalle mani di un manifestante del Tlt una bandiera di Trieste listata a lutto spezzandola) – il cantiere di Roiano, dopo 23 anni, ma volevano bloccarlo per una manciata di nidi di gabbiano. Il Paese è questo e allora uno dice: perchè devo fare il sindaco? L’unica mossa sensata sarebbe semplificare le procedure e dare ai primi cittadini i poteri di un commissario». 

 

Video del giorno

Morte del sindacalista, schiaffo al responsabile della sicurezza in diretta tv

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi