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Ex direttore non rivelò i segreti dell’azienda, ma dovrà risarcirla: assolto da tutte le imputazioni tranne una

BUJA. Lo avevano accusato di essersi indebitamente appropriato del telefono e di documentazione aziendale, di avere cancellato informazioni informatiche, di essersi introdotto abusivamente nell’account di posta elettronica che gli era stato assegnato per girarsi le mail ricevute da clienti e colleghi, di avere rivelato segreti industriali e di avere copiato disegni (ipotesi, quest’ultima, successivamente archiviata).

In una parola: di infedeltà. Perché tutte queste operazioni sarebbero avvenute proprio nel momento in cui aveva deciso di lasciare la società e di mettersi in proprio. Il processo che ne è seguito ha dimostrato che non era così. Non del tutto, almeno.

Sokol Haxhiaj, 61 anni, originario dell’Albania e residente a Reana del Rojale, dove si era trasferito per lavoro con una laurea in ingegneria meccanica e un curriculum di tutto rilievo, è stato assolto con formula piena «perché il fatto non sussiste» da tutte le contestazioni, fuorché da quella di essersi portato via la copia cartacea delle offerte che la “Promostar srl”, ossia l’azienda di cui era stato il responsabile commerciale dal 2009 al 2017, quando si era licenziato, aveva inviato a una serie di propri clienti.

Ritenendolo responsabile di quest’unico reato, il giudice monocratico del tribunale di Udine, Paolo Milocco, gli ha inflitto 4 mesi di reclusione, convertiti in 8 mesi di libertà vigilata, e 400 euro di multa, sospesi con la condizionale.

In relazione a questa sola appropriazione, l’imputato è stato inoltre condannato a risarcire i danni alla società che lo aveva denunciato, e che nel procedimento si era costituita parte civile con l’avvocato Stefano Buonocore, nella misura in cui sarà stabilito in sede civile.

La sentenza è stata pronunciata giovedì 10 giugno, a fronte della richiesta a una pena complessiva di 1 anno e 2 mesi avanzata dal pm onorario Alessandra D’Aversa.

Il difensore, avvocato Paolo Persello, che aveva insistito per l’assoluzione su tutto il fronte, si è dichiarato «pienamente soddisfatto per l’esito del processo, che – ha aggiunto – ha distrutto l’impianto accusatorio».

Scontato l’appello, quindi, per cercare di ottenere ragione anche rispetto a un addebito «che – continua – gli stessi testi hanno smontato, ricordando come tutte le offerte fossero comunque rimaste nel server aziendale».

Ed era stata sempre una delle testimonianze riferite a dibattimento, quella del responsabile acquisti del gruppo che, alla fine, commissionò la realizzazione di un macchinario allo stesso Haxhiaj, invece che alla Promostar, a smentire l’accusa più grave.

A escludere, cioè, di avere mai ricevuto un’offerta dall’imputato, che, secondo la ricostruzione proposta dalla Procura distrettuale di Trieste, che ha coordinato le indagini, aveva usato il layout del suo ex datore di lavoro. —
 

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