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Accusato di calunnie verso la ex, sindacalista si difende: incapace di intendere e di volere, voglio la perizia psichiatrica

L'uomo punta a dimostrare che era incapace di intendere e di volere. Il pm: manipolò un cd per denunciare due dottoresse di falsa testimonianza



Cercherà di dimostrare che era incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Lo aveva fatto già una dozzina di anni fa, in un procedimento che lo vedeva imputato della stessa ipotesi di reato, la calunnia, oltre che di diversi episodi di presunta molestia verso l’ex moglie, e aveva funzionato. Nel senso che, a fronte della certificazione medica prodotta in aula, la corte d’appello di Venezia lo aveva assolto in quanto non imputabile (e, quindi, neppure punibile).


Francesco Telaro, 61 anni, oggi residente a Udine, dove lavora come operatore socio sanitario al “Santa Maria della Misericordia” ed è vicesegretario provinciale della Federazione italiana autonomie locali e sanità (Fials), ha chiesto di essere sottoposto a una seconda perizia psichiatrica, nell’ambito del processo in cui è nuovamente chiamato a rispondere di calunnia, questa volta ai danni di due dottoresse che aveva accusato di avere dichiarato il falso davanti al giudice del lavoro cui si era rivolto per ottenere l’annullamento di una sanzione disciplinare.

L’incarico è stato affidato allo psichiatra Marco Stefanutti. Il giudice monocratico di Udine, Giulia Pussini, gli ha assegnato 60 giorni per il deposito della perizia e ha rinviato le parti all’udienza del 24 settembre per l’esame dell’elaborato. Nel fondare la propria istanza, il difensore di Telaro, avvocato Fabrizio Delle Vedove, si era espressamente richiamato alla precedente perizia, redatta nel 2009 dallo psichiatra Gianfranco Rivellini.

All’epoca, nel mirino del sindacalista erano finiti l’ispettore di polizia che aveva indagato sul caso e una consulente del tribunale: del primo aveva detto essere l’amante della ex e, della seconda, di essersi inventata la diagnosi che lo riguardava. Nelle conclusioni, lo psichiatra aveva parlato di «sviluppo transitorio di regressione in personalità nevrotica, con uso di meccanismi di difesa arcaici, comunemente usati dai bambini, oppure dall’adulto affetto da patologie di spettro psicotico o quale reazione transitoria di soggetto con strategia non adeguata del controllo delle emozioni spiacevoli, che condensa in sé tratti paranoidi, che ne pregiudicano significativamente la lucidità di analisi e il corretto esame di realtà». Telaro, insomma, li aveva denunciati perché fermamente convinto delle loro rispettive responsabilità.

Valutazioni che, qualora confermate, la difesa conta di utilizzare anche nel processo in corso, facendole valere al di là e al di sopra della dolosa alterazione del file audio di cui il suo assistito è accusato. Al centro di entrambe le querele - quella sporta da Telaro contro le due dottoresse e quella che, come un boomerang, gli era piombata addosso dopo l’archiviazione della loro posizione -, infatti, c’è una registrazione ambientale con cui il sindacalista, a loro insaputa, aveva “catturato” una conversazione in cui si erano confrontati sull’oggetto della sanzione. Il pm Maria Caterina Pace ha contestato a Telaro di averne tagliato alcune parti, per poterle accusare di «essersi previamente accordate per rendere dichiarazioni concordanti e non corrispondenti al vero».

Nel procedimento, oltre alle dottoresse, si è costituita parte civile anche l’Asufc, ritenendosi a sua volta danneggiata sul piano patrimoniale, morale e dell’immagine. Sono tutti rappresentati dall’avvocato Rino Battocletti.

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