Addio a Marco Fantoni, l’ultimo dei grandi capitani d’industria del Friuli

Anna Mareschi Danieli: “Ha fatto la storia del Friuli industriale. Con lui viene a mancare un altro rappresentante di quella generazione di imprenditori che, con grande sacrificio e altruismo, ha fatto grande il nostro territorio”

Il Friuli piange il cavaliere del lavoro Marco Fantoni. Nato a Gemona nel 1930, l’imprenditore avrebbe compiuto 91 anni il prossimo agosto.

Se n’è andato invece all’alba dell’11 giugno, a pochi mesi di distanza dalla moglie Alessandra. Ultimo di quella formidabile generazione di capitani d’industria che, nel secondo dopoguerra, ha fatto fiorire la manifattura sulle macerie, ha saputo scommettere su se stessa e dare lavoro e prospettiva alla gente piegata da lutti e povertà. Come Rino Snaidero. Come Andrea Pittini. A soli 18 anni, causa la prematura scomparsa del padre Giovanni, Marco Fantoni si è ritrovato alla guida dell’azienda di famiglia, fondata nel 1882 dal nonno Achille.

Determinato, coraggioso, rigoroso e a suo modo visionario, Fantoni ha contribuito a fondare la zona industriale di Rivoli di Osoppo (nata Ziro negli anni ’60, poi divenuta Cipaf e quindi Cosef), oggi una delle aree produttive più importanti non solo della regione ma dell’intero Nordest.

E’ stato un grande appassionato d'arte e un uomo di sport - indimenticabili gli anni (80) della pallacanestro udinese sotto la bandiera Fantoni -, ma soprattutto è stato un grande capitano d’industria, partito dai mobili (a Gemona) e approdato al pannello truciolare e all’Mdf, di cui oggi il gruppo di Osoppo, con i suoi 7 stabilimenti, è tra i produttori di riferimento a livello europeo.

Risultati che sono valsi a Fantoni la nomina nel 1984 di cavaliere del Lavoro, il “Compasso d’oro alla carriera“ nel 1998 e ancora, nel 2002, l’assegnazione da parte dell’Università di Udine della laurea honoris causa in ingegneria gestionale.

E’ stato capace, in ultimo, di realizzare felicemente il passaggio generazionale che molti hanno fallito, coinvolgendo in azienda i suoi figli, Paolo e Giovanni, che non solo hanno raccolto il testimone dal padre e consentito all’azienda di continuare a crescere, ma lo stesso stanno facendo con i loro “ragazzi“ gettando solide basi per un futuro, nuovo passaggio di testimone.

Di padre in figlio, percorrendo la stessa strada tracciata da Marco Fantoni tra tante soddisfazioni, ma anche difficoltà (non dimentichiamo la tragica parentesi del terremoto del 1976).

Oggi il Friuli saluta tutto questo. Un grande e indimenticabile imprenditore, un uomo del fare, che ha guidato la sua famiglia unita e ha saputo fare un passo non indietro, ma di lato, in posizione di amorevole (e se necessario anche di critico) osservatore, quando la salute lo ha costretto ad allentare gli impegni.

Lascia i figli Giovanni e Paolo con le rispettive mogli Maria Grazia e Nicoletta e i nipoti Marco, Alessandra, Alessandro, Marianna e Silvia. Come già per la moglie Alessandra, anche le esequie del cavalier Fantoni saranno celebrate, per volontà della famiglia, in forma privata, nei prossimi giorni. 

Il lutto di Confindustria Udine. “Ha fatto la storia del Friuli industriale. Con lui viene a mancare un altro rappresentante di quella generazione di imprenditori che, con grande sacrificio e altruismo, ha fatto grande il nostro territorio contribuendo alla sua rinascita post terremoto e alla sua indiscussa affermazione sui mercati mondiali. Partito da un’azienda artigianale familiare Marco Fantoni è riuscito a creare un complesso industriale di rilevanza internazionale, leader nella produzione di mobili per ufficio, pannelli truciolari e Mdf”.

Così Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine, ricorda il cavaliere del lavoro Marco Fantoni.

“Marco Fantoni, imprenditore elegante, dall’aplomb impeccabile, rigoroso e concreto, cultore dell’understatement e sensibile al richiamo dell’arte, dimostrava – aggiunge Mareschi Danieli - un’ostinazione tutta friulana nell’inseguire i suoi obiettivi. Illuminate intuizioni, doti strategiche e capacità di ‘fare’ hanno caratterizzato la sua azione. Qualità temprate anche dall’emergenza post terremoto da cui Fantoni trasse ulteriore slancio per intraprendere e sposare con convinzione la strada dell’innovazione e della sostenibilità ambientale”.

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