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Contenzioso Udinese-Comune, ecco cosa potrebbe accadere

Ai rilievi Anac ci si adegua o si ricorre al Tar del Lazio

Il provvedimento che ha innescato l’ennesima lite tra Comune e Udinese calcio, dentro e fuori le aule giudiziarie, è il frutto di un procedimento di vigilanza avviato dall’Anac sulla scorta di quanto previsto dal Codice degli appalti.

È l’articolo 213 ad assegnare all’Autorità nazionale anticorruzione il compito di vigilare e controllare sui contratti pubblici. E, quindi, anche quello di rivolgersi all’ente pubblico, nel momento in cui rilevi eventuali irregolarità, affinché provveda a rimuoverle. Gli effetti di qualsiasi rilievo, va da sè, finiscono per riflettersi anche sui privati. Proprio come nel caso notificato venerdì a palazzo D’Aronco e alla società bianconera attraverso le 27 pagine della delibera a firma del presidente Giuseppe Busia.



Come in tutte le cose, anche per i pareri dell’Anac esiste la possibilità di presentare ricorso. Di appellarsi cioè a un organo giurisdizionale titolato a vagliare la materia del contendere ed esprimersi sulla legittimità o meno del rilievo sollevato. In questo caso, l’impugnazione va fatta davanti al Tribunale amministrativo del Lazio. E va fatto in fretta: trattandosi di procedimento in forma semplificata, il ricorso deve essere presentato entro 30 giorni dalla notifica della delibera.

Strada che l’Udinese calcio ha lasciato intendere di avere già deciso di imboccare e che il Comune, invece, almeno finora, non pare avere preso in considerazione. I casi di impugnazione sono tutt’altro che rari e gli esiti - dalla conferma, alla sospensione, all’annullamento del provvedimento - mai scontati.

Oltre a vigilare, l’Anac ha il potere anche di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie fino a un massimo di 50 mila euro. È l’articolo 22 del Regolamento sull’esercizio dell’attività di vigilanza in materia di contratti pubblici a prevederle qualora la stazione appaltante ignori la raccomandazione di rimuovere l’irregolarità segnalata.

«In caso di mancato riscontro nei termini assegnati (da un minimo di 10 a un massimo di 45 giorni dal ricevimento della raccomandazione), il responsabile del procedimento – si legge – trasmette gli atti al competente ufficio dell’Autorità per l’avvio del procedimento sanzionatorio». Così come fissato, appunto, al comma 13 dell’articolo 213 del Codice degli appalti. 

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