Stadio Friuli, Fontanini sul rimborso: «Conti tutti da verificare il Comune non pagherà»

Il sindaco: se l’Udinese chiederà la risoluzione del contratto si aprirà un contenzioso. L’ufficio legale di palazzo D’Aronco sta studiando le possibili “contromosse”

UDINE. La speranza è che, alla fine, quella dell’Udinese resti soltanto una boutade e che lo strappo consumato dopo la delibera dell’Anticorruzione con tanto di trattativa avviata con Pasian di Prato per realizzare lì un nuovo stadio, possa in qualche modo essere ricucito. Ma, in attesa che la diplomazia entri in azione, il sindaco Pietro Fontanini ha dato mandato all’avvocatura di Palazzo D’Aronco di studiare ai raggi X le 27 pagine che il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia ha fatto recapitare al Comune e alla società bianconera.



Perché nel caso in cui veramente l’Udinese fosse intenzionata a chiedere la risoluzione del contratto e ad abbandonare lo stadio Friuli presentando, nel contempo, la richiesta di un «rimborso di 48 milioni e 530 mila euro, somma pari alle spese sostenute per i lavori di abbattimento e ristrutturazione dell’impianto», il Comune, visti anche i precedenti, non intende farsi trovare impreparato.

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«Lo stadio fa parte della storia della città come del resto l’Udinese per cui è chiaro che siamo preoccupati all’idea che la società bianconera voglia lasciare un impianto apprezzato da tutti soltanto dopo pochi anni. Il mio auspicio - dice Fontanini - è che si possa quindi trovare insieme all’Udinese il modo migliore per adempiere alle indicazioni dell’Anac che è un’autority e come tale ha un potere per certi versi analogo a quello della magistratura».

Ecco dove l'Udinese vuol costruire il nuovo stadio

E questa è l’opzione A: aspettare che si calmino le acque per poi avviare un dialogo con l’Udinese. Ma nel frattempo, come detto, si lavora anche al piano B. «È chiaro che se l’Udinese dovesse chiedere la risoluzione del contratto si aprirà un contenzioso, l’ennesimo». Negli anni Udinese e Comune si sono più volte fronteggiati nelle aule dei tribunali (gli ultimi due casi riguardavano lo store che è stato poi demolito e le insegne con la scritta Dacia Arena che sono ancora al loro posto nonostante anche il Consiglio di Stato abbia confermato che vadano rimosse) ma - precisa Fontanini - «non si è trattato di una nostra scelta visto che ci siamo sempre dovuti difendere». Ed, eventualmente, il Comune si prepara a farlo ancora, soprattutto se l’Udinese dovesse presentare il conto chiedendo un maxi risarcimento.

«Immaginare che debba essere il Comune a pagare un nuovo stadio mi sembra lunare e onestamente non so da dove vengano fuori quei 48,5 milioni (nella delibera dell’Anac si legge che “il progetto approvato per un importo pari a 24 milioni e 798 mila 136,58 euro oltre a 1 milione 832 mila e 833,68 euro riguardanti lavori non oggetto del contratto stesso”: una cifra quindi ben diversa, ndr) ma non voglio mettere in discussione i calcoli dell’Udinese, se dicono di averli spesi sarà anche vero però non capisco perché adesso dovrebbe restituirli il Comune dopo una delibera dell’Anac che, tra l’altro presenta diversi rilievi anche a noi. Di sicuro in uno stato di diritto è opportuno seguire le regole e noi così faremo».

Al momento la linea del Comune è quella di non presentare ricorso mentre l’Udinese si è detta pronta «a presentare ricorso nelle sedi opportune». Soltanto la prossima settimana «quando avremo a disposizione il parere della nostra avvocatura», precisa Fontanini, il Comune deciderà ufficialmente come muoversi. «Studieremo la delibera e il contratto in essere sperando - conclude il sindaco - di trovare una soluzione condivisa alla luce dei rilievi mossi dall’Anac». 

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