Muore a 18 anni dopo il vaccino AstraZeneca. Ecco ciò che sappiamo

Dopo il decesso a Genova atteso il parere degli scienziati sullo stop agli under 60. Si potrà cambiare per il richiamo 

ROMA. Sei ragazze morte di Covid in Italia, nella fascia d’età 10-19 anni, dall’inizio della pandemia. Una, di 18 anni, morta ieri, probabilmente a causa di una grave reazione avversa al vaccino che doveva proteggerla.

Il confronto numerico rende forse ancora più drammatica la storia di Camilla Canepa, la ragazza di Sestri Levante ricoverata da domenica all’ospedale San Martino di Genova con una gravissima trombosi al seno cavernoso e conseguente emorragia cerebrale.

Due settimane prima, il 25 maggio, aveva ricevuto il vaccino AstraZeneca, dopo aver partecipato al primissimo “Open day”, che in Liguria ha consentito agli over 18 di farsi inoculare il siero a vettore virale. Nei giorni scorsi era stata operata due volte, prima per la rimozione del trombo e poi per ridurre la pressione intracranica, ma le sue condizioni erano rimaste gravissime ed era scattato il periodo di osservazione per dichiararne la morte cerebrale. I genitori hanno autorizzato l'espianto degli organi, che salveranno altri cinque pazienti.


Altre famiglie in attesa, come quella di Irene Cervelli, la 41enne di Capannori, in provincia di Lucca, colpita da ictus una settimana dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino Astrazeneca e adesso ricoverata in prognosi riservata a Pisa. Attraverso il loro avvocato, i familiari chiedono che «il Cts e la Regione Toscana rivalutino l'apertura di “Open day” Astrazeneca per under 50, fintanto che non sia stata fatta piena chiarezza su quanto accaduto». Ma il Comitato tecnico-scientifico, dal quale il ministro della Salute, Roberto Speranza, attende indicazioni per decidere, sembra intenzionato a confermare la «raccomandazione» del vaccino anglo-svedese agli over 60.

Oggi arriverà il parere «e nessuno deve dubitare che vengano minimamente sottovalutati segnali di allerta rispetto a profili di sicurezza», assicura il coordinatore del Cts, Franco Locatelli. Mentre resta aperto il dibattito sulla possibilità di somministrare una seconda dose diversa (cosiddetta «eterologa») agli under 60 che hanno ricevuto la prima con Astrazeneca, potrebbe arrivare un’indicazione più forte di utilizzo del vaccino nei soggetti più anziani, non un divieto di inoculazione ai più giovani.



In pratica, nessun stop formale per gli “Open days” dei ragazzi, organizzati non solo in Liguria, ma anche nel Lazio, in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. La somministrazione di AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni, poi, è avvenuta anche in Toscana e Abruzzo. Ora la Sicilia ha deciso di sospendere «in via cautelativa» l’uso del vaccino sotto i 60 anni, mentre la Campania ha annullato tutti gli “Open days” con AstraZeneca previsti nella regione.

Il Piemonte fa sapere che, «in attesa di nuovi chiarimenti», l’indicazione è di usare Pfizer per tutti i prossimi “Open days” dedicati ai giovani dai 18 ai 30 anni. Resta invece confermata la “Open week” - sempre con il vaccino AZ - organizzata nel Lazio fino a domenica prossima.

«Mi auguro che ci sia una omogeneizzazione delle Regioni, perché così si genera incertezza – dice Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) – spero che il Cts faccia una scelta di prudenza e metta un tetto d’età». Se la prende, invece, con le Regioni il virologo Andrea Crisanti: «Come è possibile che sia stata presa l'iniziativa di dare questo vaccino in questa fascia d’età, al di là delle raccomandazioni esistenti? – domanda -. Il Cts doveva essere consultato prima, non dopo».

Eppure, i dati scientifici continuano a dire che il vaccino AstraZeneca è sicuro come gli altri. L’ultimo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid della nostra Agenzia del farmaco, evidenzia come «i casi di trombosi venose intracraniche e in sede atipica, in soggetti vaccinati con AZ, sono in linea con quanto osservato a livello europeo». Parliamo di «un caso ogni 100mila prime dosi somministrate e prevalentemente in persone con meno di 60 anni. Nessun caso è stato segnalato dopo la seconda dose». 


 

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